MANIFESTO PRO-GINECOCRAZIA
La tradizione di offrire la propria moglie a un visitatore si trova a Ceylon, in Groenlandia, nelle Canarie, a Tahiti, dove rifiutare la propria ragazza è un’offesa. Ciò che per noi rappresenta la più grave colpa di una ragazza – ovvero di aver avuto molti amanti prima delle nozze – era invece titolo d’onore presso le donne dei Giudani in Africa e del Tibet: esse portavano per ornamento tanti anelli quanti amanti avevano avuto, e quanti più erano gli amanti e gli anelli, tanto più splendide riuscivano le loro nozze.
Cesare Lombroso, L’uomo delinquente, capitolo II, 1876
Partendo dall’esempio degli scimpanzé e dei bonobo dirò:
- che la mania di POSSESSO è la vera radice del patriarcato, della prevaricazione e del senso di superiorità, cioè in una parola del “suprematismo”;
- che la prevaricazione suprematista è l’origine della violenza da quella verbale alle guerre e infine;
- che per liberare la società dai mali quali il femminicidio, l’appropriazione indebita, il fanatismo, il razzismo, ecc. è indispensabile moderare la fascinazione per il possesso rafforzando la condivisione, la cooperazione e una più matura e rispettosa libertà sessuale.
FIUME CONGO
Milioni di anni fa il fiume Congo deviò il proprio corso dividendo gli antenati comuni ai bonobo e agli scimpanzé. Al pari dei comuni progenitori, né gli uni, né gli altri, hanno imparato a nuotare, sicché dopo milioni di anni riscontriamo importanti differenze tra le due sponde del fiume.
L’ANDROCRAZIA (o patriarcato) A NORD DEL FIUME RUOTA ATTORNO AL POSSESSO
Gli scimpanzé maschi sono fortemente competitivi, orientati all’ascesa sociale e visibilmente più grandi delle femmine che a volte aggrediscono e violentano sessualmente.
Più di frequente gli scimpanzé maschi indirizzano la propria aggressività tra di loro. Lo fanno per conservare o rimodellare la gerarchia sociale spinti da un naturale desiderio suprematista possessivo e totale che non hanno la forza, né l’opportunità di attenuare e/o addomesticare. Pur di vedere trionfare il “Proprio” patrimonio genetico, ad esempio, i maschi–al–potere si spingono, a volte, a uccidere i figli altrui. Lo fanno per accoppiarsi con le madri e ottenere da loro una “propria discendenza”. Anche i leoni maschi quando spodestano un rivale ne uccidono i figli, poi si accoppiano con la madre e quando infine vedono nascere i “propri” cuccioli li proteggono dai predatori e dal caldo torrido. Sull’onda di questa spinta possessiva e suprematista a volte gli scimpanzé maschi, organizzano piccoli eserciti o bande per farsi la guerra… e, se particolarmente affamati, indulgono al cannibalismo. In genere mangiano gli scimpanzé “estranei” al “proprio” Branco, Clan o Tribù.
Inoltre presso gli scimpanzé la cura della prole è del tutto a carico delle madri, tutte sottomesse al potere dei maschi adulti. L’istinto protettivo le spinge a tenere i propri cuccioli e se stesse alla larga dai giovani in rapida ascesa sociale. Osservano con discrezione le lotte e le alleanze dei maschi, tessono relazioni cordiali con quelli stabilmente più in alto nella scala sociale e la protezione che ottengono a volte è efficace, altre no.
Se la storia degli scimpanzé può ricordare la nostra che da millenni vede gli uomini saldamente al potere, sull’altra sponda del fiume Congo, fortunatamente, tira un’aria diversa.
LA GINECOCRAZIA (o matriarcato) A SUD DEL FIUME RUOTA INTORNO ALLA SFERA DELL’AMORE/EROS
Tra le scimmie bonobo vige una più marcata e diffusa tolleranza sociale e a favorirla sono le spinte intrinseche del matriarcato.
Le femmine bonobo presentano uno scarto dimensionale inferiore rispetto a quello riscontrato tra i sessi dei “consanguinei” al di là del fiume. Forse è stato proprio questo minimo scarto che, alla fine, ha consolidato la maggiore tendenza delle femmine dei bonobo a cooperare tra loro per il bene comune. Non comandano con la violenza come fanno gli scimpanzé maschi. Tendono piuttosto a coalizzarsi tra loro, fare fronte comune e, soprattutto, a fidarsi dell’EROS, una potenza coesiva, più fruttuosa ed efficace rispetto alla mania del possesso.

Coppia di Bonobo impegnata in un sessione di socializzazione
Mi spiego meglio.
La creatività erotica dei bonobo è paragonabile a quella umana. Praticano come noi ogni combinazione e postura sessualmente possibile: sia nella forma etero, sia in quella omoerotica. Tra i numerosi atti etero e omoerotici praticati da questi piccoli ominidi citerò unicamente il bacio “alla francese” e il sesso orale, insomma quanto basta per contestualizzare meglio la seguente scoperta degli studiosi:
la sessualità dei bonobo assume un ruolo essenziale non solo ai fini della procreazione, ma anche per la formazione dei legami sociali e per la risoluzione pacifica dei conflitti.
Di fatto i bonobo manifestano raramente la propria aggressività e frustrazione. E anche se le femmine mostrano la spiccata tendenza ad accoppiarsi con molti esemplari generalmente vengono ingravidate solo dai maschi che più preferiscono.
Ma è giunta l’ora di allontanarci dal fiume Congo.
VIVIAMO IN UNA SOCIETÀ ANCORA TROPPO ANDROCRATICA PERCHÉ SIAMO ANCORA TUTTI “ESAGERATAMENTE” IMBEVUTI DELLA CULTURA CHE ENFATIZZA IL POSSESSO
Da noi si dice che il “sesso forte” sia quello degli uomini. Ma è veramente così? Quali sono in ambito sessuale le granitiche sicurezze dei maschi?
Prima dell’avvento dei test sul DNA l’uomo di norma non avrebbe potuto rispondere con lo stesso grado di certezza della donna alla domanda “sei tu il genitore biologico?”. A causa di questa specifica insicurezza gli uomini appartenenti alle più disparate tradizioni patriarcali (a tutte le latitudini e per troppi secoli) si sono ingegnati a limitare le potenzialità psicologiche e sessuali delle donne. Non è stata solo la tradizione patriarcale giudaica, cristiana ed islamica a sottomettere le donne a partire dall’accusa di essere “zoccole” al minimo accenno di libertà sessuale. Persino nel patriarcato degli antichi Greci la donna era segregata in casa, privata dell’educazione, ecc. e tutto questo non solo in virtù di un suprematismo fine a se stesso ma anche e soprattutto allo scopo di tutelare l’uomo dalle sue insicurezze.
Come attestano i casi di vaginite e di asessualità femminile ancora oggi diffusi nelle società più machiste l’infibulazione non è l’unica pratica in grado di attenuare o annullare le pulsioni libidiniche della donna. Per subordinarla al suprematismo maschile è sufficiente una tradizione celebrante il possesso fatta di tabù, sensi di colpa, censure e riprovazioni sociali. Certo, la “risolutezza virile” ammalia molte persone ma nelle culture machiste è, spesso, solo una maschera di paura: la paura di non essere il vero padre, di essere meno potente e resistente degli altri maschi, di sfigurare al confronto, ecc.. in altre parole è un bluff.
EROS PASSIVO – EROS ATTIVO
Se l’alfabeto con il quale il cosmo risulta essere scritto coincidesse con le radici stesse dell Ἔρως (Eros) – come lo intendeva Platone, cioè con la potenza cosmica dell’Amore – allora il nostro eros carnale ne sarebbe senz’altro, anche solo a livello simbolico, una delle sue più preziose declinazioni. Se ci domandassimo per esempio qual è la più segreta portata simbolica espressa dai genitali femminili e maschili presi singolarmente e combinati tra loro dovremmo innanzitutto tentare di metterne in luce le differenze e le somiglianze.
Per dare un’idea…
La rete neuronale pelvica della donna (quella finalizzata alla riproduzione e al piacere) è collegata al cervello e ad altre parti del corpo in maniera molto più articolata ed estesa rispetto all’equivalente maschile. I messaggi trasmessi dall’attività o dall’inattività sessuale scatenano in una donna una pluralità di reazioni ormonali che vanno dai sentimenti di affetto, attaccamento e fiducia, passando per la vigilanza, l’attenzione e, più giù, fino allo squilibrio psicofisico che va sotto il nome di depressione. Anche alla luce di questa mera realtà fisiologica una civiltà degna di questo nome dovrebbe volgere maggiore rispetto e attenzione all’attività sessuale femminile: tanto per cominciare NON dovrebbe confinarla alle sole finalità procreative e per quanto concerne l’astinenza sessuale NON dovrebbe imporla, né incentivarla oltre una certa misura. Oltretutto nella donna la varietà e l’intensità degli orgasmi è maggiore: clitorideo, del punto G, una combinazione di entrambi, singoli o multipli.
Platone, il più grande teoreta dell’Eros, amava paragonarsi a Tiresia, il mitico vaticinatore accecato per avere svelato il segreto del sommo piacere carnale. Tiresia aveva rivelato che se il piacere si componesse di 10 parti, l’uomo ne proverebbe 1 e la donna 9 e gli studi più recenti sembrerebbero dargli ragione: se mediamente l’orgasmo maschile dura dai 3 ai 10 secondi, quello femminile ne dura all’incirca 20, con esplosioni più intense. Come se ciò non bastasse neppure oggi, ai tempi della pillola blu – l’uomo può simulare un orgasmo con la stessa facilità con la quale può simularli una donna! Ma non è tutto! C’è anche…
UN’ALTRA CRUCIALE DEBOLEZZA DEL MASCHIO
La conoscono istintivamente anche le femmine dei bonobo:
dato che l’eccitazione maschile è la causa risolutiva della penetrazione difficilmente essa avrà luogo se il maschio è fisicamente e psicologicamente estenuato, spossato, snervato, esaurito, ecc.
Ce lo mostra comicamente Gegè Bellavista (un film del 1978 di Pasquale Festa Campanile): persino una donna eterosessuale priva di scrupoli se desidera copulare è stimolata a percorrere – o a fingere di percorrere – la via della mediazione, dell’accondiscendenza, della persuasione, della generosità e del dialogo e questo è esattamente quello che di solito avviene a sud del fiume Congo. Sulla sponda nord, invece, gli scimpanzé maschi non si curano affatto se le femmine con le quali si accoppiano siano o no ben disposte e non a caso, anche per questo, tendono a violentarle.
Per non dilungarmi troppo glisserò di come i tabù sessuali diffusi presso i talebani o presso le democrazie occidentali determinano i rispettivi modi di gestire il potere. Dirò solo che sembra esistere una correlazione diretta tra una specifica forma di erotismo e una specifica forma di governo.
Se l’Amore è, come riteneva Platone, la prima potenza coesiva cosmica, allora il seme della democrazia starebbe proprio nell’aspetto femminile o passivo dell’eros, poiché è l’unico che non può giungere alla propria espressione più naturale e completa senza impegnarsi a rispettare (o a fingere di rispettare) la controparte complementare e “diversa”, ovvero l’eros virile od attivo. In linea di principio l’erotismo passivo – per realizzarsi – non può esimersi dal cooperare con quello attivo consentendogli di esprimersi al meglio delle sue potenzialità. E il vero fine della democrazia in fondo dovrebbe coincidere proprio con questa tendenza: quella che spinge una pluralità di soggetti identitari “diversi” alla inclusione, alla cooperazione e al benessere condiviso.
MESSAGGIO RIVOLTO AI DIFENSORI DEL PATRIARCATO

Premesso che il migliore collante della società è l Ἔρως (Eros) e che questo termine non si riferisce solo all’atto sessuale ma a tutto quello che stimola il piacere umano a partire dal piacere mentale, affettivo, creativo, razionale e spirituale, le relazioni che rientrano in questa sfera possono realizzarsi in maniera indiretta, attraverso una lettera, un’opera d’arte, un romanzo, ecc, oppure in maniera diretta tra amici, amanti, parenti, conoscenti, tra l’individuo e la collettività, ecc. e quindi possono essere unilaterali, bilaterali, plurilaterali, con un ventaglio che va dalla cordialità alle più grandi passioni. Naturalmente tra queste relazioni piacevoli ci sono anche le relazioni che, in atto o in potenza, implicano l’erotismo in generale e la penetrazione in particolare. Ne consegue che, anche solo restando in ambito eterosessuale,
- le funzioni e le potenzialità dell’organo genitale femminile e di quello maschile inducono “naturalmente” e “psicologicamente” la mente – della donna da un lato e dell’uomo dall’altro – a seguire “tendenze” comportamentali specifiche, sia singolarmente, sia collettivamente;
e anche che
- tali tendenze e comportamenti specifici abbiano in sé il potenziale di plasmare nel corso dei secoli la società, la cultura e la politica e di sicuro la plasmerebbero liberamente se non venissero posti dei freni e dei vincoli da chi nella società occupa ruoli influenti e autorevoli.
Personalmente non propugno il trionfo di una sessualità ossessiva e fine a se stessa. Ma nemmeno condivido l’approccio espresso da Freud in numerosi suoi scritti quali ad esempio ne Il Disagio della civiltà e in Totem e tabù. Quindi ai promotori del patriarcato in generale e in particolare ai teologi cristiani domando:
Qual è il principio da cui scaturisce la Potenza cosmica dell’Ἔρως (Amore)? Siete proprio sicuri che per realizzare la giustizia sociale si possa continuare a soffocare e inibire come è stato fatto finora l’aspetto passivo dell’Ἔρως?
Nei primi secoli del cristianesimo la stragrande maggioranza dei convertiti Cristiani erano imbevuti di quella “cultura pagana” che vedeva nella dea Venere la massima espressione del femmineo. Lo dico perché nell’Apocalisse di Giovanni (22,16) Cristo si definisce “stella radiosa del mattino” e promette la “stella del mattino” come ricompensa per chi persevera nelle buone opere (2,28). Con questa definizione ai suoi tempi si indicava proprio il pianeta Venere, il quale veniva e viene ancora oggi associato alla dimensione femminea. Quel pianeta è l’oggetto naturale più luminoso del cielo dopo il sole e la luna ed è visibile poco prima dell’alba e poco dopo il tramonto, ma ai tempi di Cristo le sue due apparizioni venivano interpretate come se fossero state due stelle: la “stella del mattino” era anche detta “portatrice di luce”, o “Lucifero” e la “stella della sera” veniva chiamata “Vespero”. Per questa ragione la Chiesa dei primi secoli considerava il nome Lucifer un titolo di Cristo (vedere ad esempio gli Inni Pasquali del IV secolo) ed era anche usato come nome di battesimo (vedere ad esempio San Lucifero, il vescovo di Cagliari).
IL PROGRESSO NASCE DAL RISPETTO DELLA DIGNITÀ E DEI VALORI
Cosa accade quando nella nostra psiche il pendolo dei sentimenti si stacca dal più elementare vincolo di rispetto per le persone?
Semplice:
in assenza di quel punto fermo – relazionandoci al prossimo – oscilliamo dall’indifferenza al possesso, dall’amore possessivo e illusorio al suo esito più naturale, cioè l’odio.
Il risultato è abbrutente, dannoso e, in certi casi, fatale per noi e per il prossimo.
Il distacco da quel punto fermo dipende dal decadimento della propria scala di valori o, se preferiamo, dal decadimento dell’idea stessa di “essere umano”.
Personalmente ritengo che tra noi esseri umani il valore dell’eros sia inestimabile a condizione di essere sempre (e sottolineo “sempre”) attuato all’insegna del massimo rispetto della dignità e del valore di chi vi partecipa, anche se ciò avvenisse per gioco o per semplice sfogo.
PS.
Se la sera prima della deviazione del fiume Congo ci fosse stata una giovane scimmia vaticinante dove pensate che si sarebbe spostata pur di far vivere al meglio la sua discendenza? A nord?
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