YOUNG SIGNORINO E L’INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELL’ESSERE
Sono passati quasi diciotto mesi dalla grottesca apparizione pubblica del famigerato trapper. Rinnegato dalla sua famiglia Young Signorino è un mostro che non fa paura, piuttosto suscita risate spesso innervosite. Ridicola finta parodia del genere musicale di cui partecipano i suoi pezzi, lo Young è una vuota immagine che ripiega su stessa. Irrompe nella dimensione internet italiana con una canzone dal preteso non-titolo (Mm Ha Ha Ha), si allea col pesce grosso della scena (Big Fish) e si inabissa velocemente ma rimane in background con sporadiche cantilene comatose.
Il Signorino ha avuto il suo momento di (perlopiù non-)celebrità e come dice il Goblin a Spiderman (nel film di S. Raimi, Spiderman del 2002) «l’unica cosa che la gente ama più di un eroe è vedere l’eroe fallire, cadere, morire combattendo» (si intenda qui la sparizione dalle scene del personaggio, non la sua dipartita). Figurarsi i feticci trash. Ma qualcosa non va! Young Signorino non sparisce. Ci ha provato a seguire la propria vocazione, il Niente: s’è vestito nudo, si relax-a sdoppiandosi a testa in giù, ruba basi a Born Hero, fa video in luoghi abbandonati senza permesso mentre continua a cantare senza nessuna ispirazione. Ci prova in tutti i modi a emulare il Niente (o a comportarsi senza nessuna cognizione), ma continua imperterrito a fare qualcosa. Le strazianti performance canore simboleggiano bene il nonsense della umana condizione e chi, in qualche modo, dello Young è fan è un titano che mette la sveglia di domenica mattina per andare a pescare kafkianamente nel cesso della stazione. La condanna a un’assurda esistenza è meno nauseante se scimmiottata. La vita imbruttita è meno brutta in attesa del momento in cui la morte ci monderà richiamandoci a sé.
La mostruosa apparizione audio-visiva Young Signorino a ben vedere è però sovversiva: reca con sé un dubbio inaudito. Se ascoltato l’inconsueto angelo con nulla da dire si fa mostro, la sua infedeltà a qualunque modello si richiami è tale che il suo aspetto risulta immagine del nulla, ma proprio per questo è Young Signorino.
Ma egli è scarto del nulla o spazzatura di questo mondo? Per il trash in natura non vi è basket che non sia la natura stessa; espellerlo da questa significherebbe mandarlo nel nulla e quindi lasciarlo esattamente dov’è. Ossia al suo posto, quale elemento eccedente il senso del contesto in cui appare, un feticcio trash sublime di zizekiana memoria che colma ogni preteso vuoto faticosamente intagliato nell’asfissiante circuito dell’economia quotidiana. Come, a dire del filosofo sloveno, “beviamo il nulla nelle sembianze di qualcosa” con la diet coke senza caffeina, così ascoltando lo Young offriamo il nostro tributo a un oggetto indegno ma che non può esimersi dall’essere positivo. Positività che è destinata a essere immagine anche della negatività. Negatività che è destinata a essere un’utopia. Nulla non appare.
Gli aspiranti mortali si facciano due domande, un pericolo imprevisto li attende al preteso varco presto o tardi: l’attesa Morte arriverà davvero? L’epicurea presenza dell’assenza totale è credibile? Sicuramente è impensabile e incomprensibile, il suo non-aspetto non-percepito potrebbe, piuttosto, assumere semplicemente orrende forme, tipo quella del Signorino. L’agognato riposo in un sonno senza sogni, premio di un’inutile stanca vita debosciata potrebbe rivelarsi come un ulteriore tranello: e se all’esaurirsi del più fioco lume non apparisse il buio a un cieco ma, piuttosto, ancora qualcosa? Magari diverso, immemore, istantaneo ma comunque esteso, un metzingeriano selfless snapshot consciousness (inteso con una portata che Metzinger non si figura[1]), un più logicamente coerente “ancora qualcosa” è ciò che potrebbe aspettarci in quello che non è un aldilà, ma un sempre qua.
È qui per ricordarci quello che già da sempre si sa tale Young Signorino. Egli non è un messaggero, non è un ponte, non è un traghettatore, non è un fiume in piena, non è un cantante, ma non è nemmeno niente poiché è. In quanto determinazione dell’Essere egli è, probabilmente, immortale, se non si vuole conferire alla Morte una sconosciuta dimensione negativa, che, entificata come mistero prospettico (indeterminazione, che non può mostrarsi né essere pensata), costringe i suoi adepti a un’esistenza atrofizzata come quella dei nichilisti de Il grande Lebowski (di J. Cohen), quando non li trascina in una crociata desistenziale cantiniana. Immortale e senza tempo[2] lo Young è, in quest’ottica, un aspetto eterno dell’Essere (uno, indivisibile e determinato!), un oggetto concettuale che è tale, ineliminabile, perché tale è la mente, che dell’Essere è l’apparizione integrata. Quando essa è scevra di positività a tal punto da farsi teatro della negatività, questa si rivela quale ulteriore positività, incommensurabile, ma non totalmente diversa. Tanto è il fardello di cui il Signorino si fa portatore inconsapevole, pure privo di un fido maggiordomo in stile Samvise Gamgee (Big Fish non sembra altrettanto devoto).
L’anima/mente, che pare così lecito dubitare sia solo umana, animale o vegetale, per non postulare una sua inesistenza fuori di quelli, senza poter verificare tale ipotesi, sembra essere quella l’autentico Mostro. Essa è luogo di interminabili apparizioni, che esistendo persistono inalterate lì, dove e quando sono.
Olaciaohi! È il saluto del mostro che irrompe, fa breccia nella mente, giungendo da una dimensione alternativa del senso; una proustiana nonna-calamaro al telefono, che mostrandosi come nuda voce filtrata dal medium tecnologico, sottratta al corpo che l’ha emessa, si incarna in un nuovo ente, una granitica (in)attualità virtuale deleuziana, insensato ma presente. E questo mostro è insopportabile, c’è da sperare che passi in fretta.
Eppure un ulteriore orizzonte del senso si è dischiuso: come è disagevole la condizione del Socrate di Bontadini eternamente incastrato nell’atto di sedersi, lì a mezz’aria, così è tragica quella del dannato che eternamente ascolta un pezzo targato Young Signorino. Ma invocare l’insostenibilità di un ente non basta per annientarlo nel divenire (come invece vorrebbe il maestro di Severino). L’Essere sa assumere le forme dell’inferno.
Quando ti imbatti negli inattesi mostri che il Mostro ti scaraventa addosso una volta di più sei la canticchiante e danzante merda del mondo!
[1] Il filosofo della mente tedesco non si occupa di rappresentazioni mentali generate da materia inorganica come, invece, qui paventato.
[2] Senza tempo perché, considerato nei suoi tempi, consustanziali questi alle sue manifestazioni, l’oggetto è concettuale, ossia essenza particolare di una sequenza di individuazioni unite sinteticamente e sub-liminalmente nel ri-tenuto oggetto. Ma anche l’essenza particolare appare ed è un ente, aspetto determinato della Realtà, non costrutto effimero a opera dell’Intelletto. Per quanto concerne questo discorso è sufficiente dire che ogni oggetto-Young-Signorino che appare è in ogni istante un oggetto diverso (eterno) unito in un unico significato (oggetto concettuale, eterno) tramite un giudizio sintetico a posteriori inconscio. (Vd. Oggetto e Cosa)
Per le riflessioni di S. Zizek si veda Il trash sublime, Mimesis, 2013 – MIlano – Udine. Il riferimento a T. Metzinger è tratto da Coscienza e Fenomenologia del sé, Rosenberg & Sellier. Per la disputa tra Bontadini e Severino si veda L’essere e l’apparire, Morcelliana.
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