DIALOGO TRA VERO E FALSO
VERO: Comincio io, perché senza di me tu non saresti falso.
FALSO: Mentre senza di me tu continueresti ad essere vero, vero?
VERO: Vero: senza di me, tu non saresti, falso.
FALSO: Adesso l’hai detto in modo diverso. Prima avevi detto: «senza di me tu non saresti falso», adesso hai detto: «senza di me, tu non saresti, falso». Nel secondo modo, avresti dovuto scrivere: «senza di me, tu non saresti, Falso», come dire: senza di me tu non esisteresti, signor Falso; avresti dovuto chiamarmi per nome, dandomi la maiuscola che spetta ad ogni nome.
VERO: Senza di me tu non saresti e basta.
FALSO: Non sarei falso? O non sarei proprio?
VERO: Non c’è differenza.
FALSO: Eh, no, caro: non è vero, c’è eccome, differenza! Se mi chiami per nome mi riconosci un’esistenza autonoma. Se io sono Falso, allora sono il falso che ti rende Vero: sono un soggetto come te, il soggetto opposto a te. Se invece dici che io sono falso perché tu sei Vero, e tutto ciò che non è come te è falso, allora dici che io sono solo un aggettivo, un accidente della tua sostanza.
VERO: Se proprio vuoi sottilizzare, be’, allora sì: tu sei solo l’accidente che alla mia sostanza capitò quando l’uomo cominciò ad essere inclinatus ad se ipsum, come dice il mio Agostino.
FALSO: Il “tuo” Agostino? Fai bene a chiamarlo “tuo”: senza quelli come lui, tu non saresti Vero, ma solo vero. Se tu sei Vero, allora io sono falso; ma se io sono Falso, tu sei solo vero.
VERO: E che cosa, è vero?
FALSO: Per me, che tu sei vero perché io sono Falso.
VERO: E per me, che tu sei falso perché io sono Vero.
FALSO: Tu ti credi l’Essere di cui io sono solo una mancanza, vero?
VERO: Vero.
FALSO: Falso.
VERO: Senza di me, tu sei nulla.
FALSO: Per forza, tu ti credi l’Essere che ha creato Tutto ex nihilo!
VERO: Allora lo ammetti, di essere nulla?
FALSO: Non ammetto che tu sia l’Essere.
VERO: Io sono la verità dell’Essere.
FALSO: Appunto, tu non sei Lui.
VERO: E tu? cosa saresti?
FALSO: Se tu non sei l’Essere, io posso anche concederti di non essere.
VERO: Nel senso che saresti «la falsità del non–Essere»?
FALSO: Sì. Ma solo se tu ammetti di essere solo «la verità dell’Essere» e non l’Essere stesso in sé.
VERO: Qui dobbiamo deciderci: o tu sei la falsità del non–Essere e io sono l’Essere-che-è-vero, oppure io sono la verità dell’Essere e tu il Nonessere-che-è-falso.
FALSO: Se tu sei un accidente dell’Essere, è vero che io sono Falso. Se tu sei la sostanza dell’Essere, è vero che io sono falso.
VERO: Ti piacerebbe, eh, essere Falso?
FALSO: No, perché io non ci tengo, ad essere, come invece ci tieni tu.
VERO: Non è che io ci tenga, ad essere: io sono, perché sono vero e quindi è vero che sono.
FALSO: Appunto, tu sei vero, ma non Vero.
VERO: E tu sei falso, ma non Falso.
FALSO: Se tu sei un attributo dell’Essere non puoi escludere che io possa essere un attributo del Nonessere.
VERO: Il mio Signore dice che io non sono soltanto qualcosa che “si attribuisce” a Lui; dice che io sono Lui stesso: Ἐγώ εἰμι ἡ ὁδὸς καὶ ἡ ἀλήθεια καὶ ἡ ζωή·
FALSO: Il mio Signore invece non dice che io sono Lui perché non parla, il mio Signore, se no lo direbbe. Non ama la chiacchiera, Lui.
VERO: Il mio Signore è Tutto, ed io sono Lui.
FALSO: Se è vero che tu sei Tutto, io sono nulla, ma siccome tu esisti solo da quanto il tuo Signore ti ha tratto da me, allora io sono il Nulla senza il quale tu non saresti punto.
VERO: L’Essere ha creato Tutto dal nulla, non dal Nulla, e ciò significa che l’Essere è e il Nulla non è.
FALSO: Se il Nulla non fosse, tu e il tuo Signore non potreste nemmeno dire ciò che disse il Vaticano I:
- Si quis non confiteatur, mundum resque omnes, quae in eo continentur, et spirituales et materiales secumdum totam sua substantiam a Deo ex nihilo esse productas; aut Deum dixerit non voluntate ab omni necessitate libera, sed tam necessario creasse, quam necessario amat se ipsum; aut mundum ad Dei gloriam conditum esse negaverit: anathema sit.
E nemmeno in 2ª Maccabei 7,28 si potrebbe dire:
- Peto, nate, ut aspicias ad caelum et terram, et ad omnia quae in eis sunt: et intelligas, quia ex nihilo fecit illa Deus, et hominum genus.
Per poter dire che l’Essere ha creato Tutto dal nihil, bisogna che questo si possa appunto dire, ma per poterlo dire bisogna anche che il nihil sia «ciò che non è» l’Essere.
Se l’Essere può dire la creatio ex nihilo vuol dire che nihil dici potest e se il nulla si può dire, allora esso non è meno vero di te. Il Nulla: nell’istante in cui lo si dice ‘ciò di cui non si può dire nulla’, lo si è già detto.
VERO: Nihil tam absurde, dici potest!
FALSO: Credo quia absurdum.
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