L’ANFISBENA, OVVERO IL (NON) RITORNO
L’Anfisbena è una creatura erpetiforme, caratterizzata dalla presenza di una doppia testa, la prima al posto giusto, la seconda al posto della coda (ma quale è il posto giusto e il posto della coda? Donde la sua mostruosità). Da entrambe le bocche le ghiandole secernono un liquido venefico mortale.
L’inizio coincide con la fine e la fine con l’inizio ma assai diversamente rispetto all’altro rettile leggendario: l’Uroboro che si morde la coda in un perenne circolo infinito. Non è il cerchio il movimento dell’Anfisbena, ma la corrente palindroma di un indefinito andirivieni pendolare mai in ritardo perché il tempo è il tempo sostanziato dal flusso. Se il cerchio è forma geometrica di perfezione, apoteosi della finitezza areale nell’infinitezza perimetrica, l’Anfisbena è l’oscillamento perpetuo di una retta sequestrata dal segmento. Se il cerchio non può nuocere a nessuno offrendo lo spazio del suo ventre, il segmento-retta si disarticola nei suoi due vertici moltiplicando il potenziale letale: morso ferale che non lascia scampo alla povera vittima.
È il veleno del dono che instaura un bisogno di contro-dono senza vie di uscita. È il veleno che avvelena la relazione infinita del circolo cosmico: il cerchio del dono è veleno. Dall’economia (gestione famigliare come gestione dei famigliari, punti equidistanti di un circolo (im)perfetto) ristretta, del circuito ritornante, all’economia generale (Derrida) del cortocircuito. È lo spezzarsi del contro-dono del contro-dono del dono, dono gratuito, do ne des. Il dono è veleno perché sancisce nell’atto della donazione una scissione ontologico-assiologica che attraverso il donato costituisce la disparità antidemocratica (dunque metafisica): il donatore si erge, eminenza gialla, sul donatario.
Ma questo è l’errore di Derrida: l’affermazione della positività della non-circolarità. La disseminazione figlia della rottura del cerchio – conferimento di magnificenza alla puntiforme eterodistanza da un centro eccentrico a se stesso – si saturizza della sua insaturizzabilità, si bea della sua vacuità nell’impossibilità dell’empimento. E l’Anfisbena è esattamente quel mostro che nasce da questa rottura epocale che aggiunge alla venefica bocca del dono l’altrettanto infernale del non-contro-dono. Perché al veleno del dono c’è antidoto; a quello della disseminazione, purtroppo è impossibile scampare. L’anfisbena è il mostro non della donazione ma della disseminazione della donazione; è il mostro creato dall’antidoto (la disseminazione stessa) al veleno (dono) che si modifica geneticamente sdoppiandosi nella bicaudale/bifrontale creatura (doppia potenzialità venefica del dono-spezza-dono): contraccolpo ritornante, mortalità al quadrato, principio del (non) ritorno.
Per vedere tutte le figurine di Vaccaro clicca qui
@ILLUS. by MAN OF PONG, 2019





