EDIT & IMPROVE
Con la tecnica del gene editing sarà (forse) possibile, pare non tra molto, riscrivere il DNA sostituendo le “frasi” difettose nell’embrione con sequenze più adeguate per la vita del nascituro, per esempio asportando così malattie congenite. O meglio sarebbe già possibile, ma ancora non si conoscono gli eventuali effetti collaterali, dati da implicazioni non conosciute.
Telmo Pievani sul gene editing
Si può inoltre, sempre con la tecnica del gene editing, anche evitare interventi transgenici e i conseguenti OGM. Ma per aggiungere all’umano ali e altre comode implementazioni, che siano di serie, bisognerà comunque passare da quelli (gli interventi transgenici) o simili, pare. In alternativa rimarranno tute extra-organismo, ancora tutte da progettare (forse), ma con il vantaggio di poter essere sfruttate anche da chi, per sfortuna sua, è nato in un obsoleto corpo, privo di funzionalità e attributi conformi alla propria immaginazione. Ma la sfida non è tale se è facile facile!

@ILLUS. by TEKATLON feat. JOHNNY PARADISE SWAGGER, 2020






Chissà, forse così i desistenti potranno essere “corretti”…
Grazie a questo articolo di Edoardo Mancini ho scritto la seguente riflessione, che ho intitolato EUGENETICA.
Letteralmente «eugenetica» rimanda a «buona nascita»: il prodotto dell’eugenetica dovrebbe etimologicamente essere il «bennato». Questa interpretazione letterale del termine prende le distanze da tutte le deliranti ideologie che vollero manipolare il codice genetico a fini razziali, cioè razzisti; preciso dunque, a scanso di equivoci, che il pensiero desistenziale potrebbe anche ammettere una “eugenetica”, se con questo termine si potesse intendere un procedimento (forse impossibile) teso a far nascere solo quelli che sono felici di nascere perché sono felici di vivere.
Non ne so niente, di eugenetica e di DNA, ma fantastico qui un’utopia: mettiamo che nel codice genetico siano “scritti” tutti gli errori (sempre che lo siano) a causa dei quali uno nasce «malnato», cioè il contrario di «bennato»; e immaginiamo che una scienza avveniristica sia in grado di cancellare o perlomeno di correggere quegli errori: grazie a questa pietosa eugenetica, chiunque nasce sarà felice di nascere perché sarà felice di vivere. Fantastico!
Del sottoscritto si potrebbe dire che è desistente perché ha avuto la sfortuna di ereditare un codice genetico problematico, sbagliato, per così dire – con la complicità di esperienze non proprio felici; va bene, ammettiamolo, e ammettiamo anche che in futuro questo genere di errori nei codici genetici non ci sarà più: niente più desistenti, dunque. Fantastico! Però, un dubbio potrebbe sorgere: e se gli errori genetici si depositano scritturalmente nel DNA come una sorta di dissonanza che s’origina da troppe cacofonie comportamentali degli umani?
Immaginiamo che tutti i codici genetici siano stati ripuliti, riaccordati correttamente al diapason dell’umanità: niente più dissonanze. Poi ti arriverà magari un nuovo Hitler, o Stalin, che farà soffrire migliaia di persone, e queste nuove dissonanze si depositeranno al solito nei codici genetici… che faremo? Dovremo nuovamente riaccordare questi codici al diapason giusto dell’umanità… Ma poi nascerà un altro Hitler, o Stalin, e saremmo daccapo.
Si potrebbe obiettare che, una volta riaccordati i codici genetici al diapason giusto dell’umanità, nessun Hitler, o Stalin, potrà mai più nascere: e come potrebbe, dal momento che ogni codice sarà ripulito? Bene. Se così fosse, anche i desistenti non potrebbero più nascere e tutti vivrebbero felici e contenti. Vi sta bene, un’eugenetica come questa?
Come emerge in alcuni passaggi di questo stesso discorso, lo sviluppo di un individuo non è dettato dal solo DNA, ma anche dalla situazione dello sviluppo di quell’individuo. Ossia non è tutta una questione genetica ma anche epigenetica.
E dunque nel progettare i «bennati», i progettisti dovrebbero prevedere anche le esperienze che i nascituri andrebbero necessariamente a vivere, il tutto al netto del loro intervento.
Si capisce presto che non potranno progettarsi «bennati» con margine d’errore 0% perché non potranno essere calcolati i loro futuri con probabilità 100%. Una compiuta previsione del futuro non potrebbe che essere la visione stessa di quel futuro quale presente, che a quel punto si darebbe autonomamente e non essendo proiettata né progettata a partire da un altro presente.
In altre parole la scienza perfetta si dà solo in un Tutto in cui ogni scienza persiste e l’Onniscienza è l’unità di ogni scienza, senza che possa apparire tutta insieme. Poiché apparirebbe fuori di sé.