GENNARO SASSO – LA RADICE DELLE RELIGIONI STA NELLA DIFFERENZA ONTOLOGICA DOGMATICAMENTE PRESUPPOSTA
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1905
[O]ggi […] si è laici, in filosofia, quando, in luogo di pensare l’essere e le sue questioni, si pensano, o piuttosto si seguono, le molteplici e variopinte forme dell’esperienza; quando, in luogo di perdersi negli astrusi e astratti problemi dell’assoluto e dell’infinito, si stia aderenti al «relativo» e al «finito». Come se dire «essere», «assoluto», «infinito» significasse dire «Dio»; e l’ontologia non fosse, necessariamente, se non teologia. Al contrario, io penso che la radice delle religioni, e perciò anche di Dio, stia nella «differenza ontologica» dogmaticamente presupposta, e per la quale a un mondo inteso come pura molteplicità, finitezza, provvisorietà degli enti mondani e intramondani faccia riscontro, appunto, l’assolutezza di Dio; e penso anche che quanto più l’assunzione del «mondo» sia eseguita con «immediatezza»(e ignorando, per conseguenza, l’altro termine del rapporto), tanto più, e qualunque cosa si pensi in contrario, la tonalità del discorso si faccia intrinsecamente religiosa (anche quanto chi si trovi a svolgerlo sia di per sé convinto di essere un ateo). […] la religione domina là dove si pretenda di costruire come «rapporto» il rapporto del contingente e dell’eterno, o, ancor più, dove l’unica considerazione del «contingente» lasci sullo sfondo, impensato e obliato, l’altro termine.
[Gennaro Sasso, La fedeltà e l’esperimento, Guido Calogero: due idee del laicismo, 1993]
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