IL PAROLIERE E IL PAROLAIO
Nel silenzio, musica e parole (continua da Daddy & Eddy, qui).
IL PAROLIERE E IL PAROLAIO
(tenzone ad alta tensione)
Eddy lancia:
«Esatto, è proprio vero. Se il desistenzialismo vuole uscire dal suo “provincialismo ontico” per fare proseliti fino a farsi “cosmopolitismo” ebbene a quello vanno tutti gli auguri dei parmenidisti volgari. Quelli lungi dal voler rendere universale il loro mantra fanno proseliti quanto basta e in provincia ci rimangono. Uno sparuto gruppo di fratelli poveri si opporrà testardamente a qualunque paroliere verrà. Dexistens, l’anticonformista è anch’egli un fratello povero, un nemico del mio nemico…
I parmenidisti volgari siano i conformisti dell’esistenza scomoda».
Daddy rilancia: «Paroliere»? Forse Eddy voleva dire «Parolaio»? Parolaio magico, come il cappellaio matto di Alice nel paese delle meraviglie?
parolière s. m. (f. –a) [dal fr. parolier, der. di parole «parola»]. – Chi scrive i versi o le parole per una canzone o per altra composizione di musica leggera; in partic., chi adatta le parole a musica già composta.
O forse quelli come Eddy preferiscono la musica assoluta, la musica sinfonica, senza parole? No, perché se è così, allora bisogna dirlo con parole appropriate scelte per benino, non buttate lì: non c’è niente da vergognarsi – anzi! – se si preferisce la musica assoluta, anche Dexistens la preferisce. No, penso che Eddy volesse dire che Daddy è un parolaio:
parolàio s. m. (f. –a) e agg. [der. di parola]. – Persona che parla molto, che ama fare discorsi verbosi, generalm. futili, privi di corrispondenza con la realtà, o destinati a non tradursi in pratica: non dar retta a quel parolaio! Come agg., che abbonda di parole, per lo più inconcludenti: oratore, scrittore p.; analogam., accademie p., congressi p., e sim., dove si fanno molti discorsi ma si conclude poco. Per estens.: letteratura, moralità, politica p., che si riduce a vane parole.
Daddy sarebbe un parolaio volgare? un volgare parolaio? Ohhh… che delusione, Eddy! Che volgarità, che impudenza! Eddy vuol filosofare senza credere alle parole? Senza scegliere con cura le parole che usa? Eh no, non si fa, questo, proprio non si deve fare. A meno che essere un “parmenidista volgare” significhi, oltre a essere un conformista dell’esistenza scomoda, anche essere un anticonformista dell’italiano comodamente corretto… Boh!
A Eddy piace dunque la scomodità dell’esistenza; questo si evince dalla sua stessa definizione di parmenidista volgare. Oracolo di Dexistens, un giorno io vidi un tiro mancino, veramente mancino: io vidi un tizio che mise al mondo un figlio pur sapendo che la vita è scomoda. Oracolo di Dexistens, poi dopo io vidi un altro tizio che andò da quell’uno a strappargli le palle. Oh, oracolo immondo! Io devo dire ciò che mai e poi mai avrei voluto dire! Ma io lo vidi, e perciò lo devo dire: chi, chi strappò le palle a quel tizio? Che cosa terribile! Il figlio stesso di quel tizio gliele strappò, perché era desistente e proprio non l’aveva digerita quella scomodità dell’esistenza: non era di bocca buona, lui. Le colpe dei padri cadono sempre sui figli, ma qualche volta ricadono anche sui padri. Oracolo di Dexistens, questo io vidi, e non l’avrei mai voluto vedere, in verità: passare dalle parole ai fatti!
Progetto Dexistens nel Network di Arena Philosophika, per vedere la home di Dexistens clicca qui.
@ILLUS. by JOHNNY PARADISE SWAGGER feat. PATRICIA MCBEAL, 2020






Le parole sono suoni e con la musica fanno la stessa solfa. Il discorso riguardo alla distinzione tra parole ha a che fare sempre con quello sui nomi (e sulla realtà).
Comunque sì, prediletta sia la musica assoluta, come si diceva parlando con Trap God (LINK>>> https://arenaphilosophika.it/dialogo-con-trap-god/).
Dexistens è eccelso paroliere e parolaio, ma non a questi era rivolto il monito, perché Dexistens non mira al raggiro.
In attesa di ulteriori chiarimenti si possono reperire informazioni circa la teoresi del parmenismo volgare nel SIDEBOARD TEORETICA
LINK>>>
https://arenaphilosophika.it/category/sideboard-teoretica