IL PUNTO È
Esiste una questione in grado di vivificare il pensiero filosofico, in particolare quando esso si incaglia nella tautologia o in inutili citazionismi: la questione del fondamento.
Questa in fondo la matrice del pensiero dei primi phisyologoi e, per estensione, di tutto il pensiero quantomeno occidentale: la ricerca del principio primo che soggiace alla realtà. In questa ricerca di verità, sempre manchevole e sempre dialettica, alberga il cuore pulsante del pensiero filosofico e problematizzante, tanto fecondo da ricordare un antico adagio che recitava come il compito della filosofia fosse quello di riuscire a rispondere alla domanda cos’è filosofia?.
E questo per designare un cammino continuo e sempre nuovo, che rimanda il pensiero alla questione nodale della verità inesauribile e incomprimibile; verità che trabocca e eccede qualunque compressione, che impregna la vita dell’uomo e tracima dalla natura. La verità che definisce i contorni ontologici del reale e anima quelli morali della vita sociale, tracciando le venature della vita comunitaria, dei doveri prima ancora che dei diritti.
Il sistema che contempla al proprio interno il pensiero e la verità, il fondamento e la realtà, è certamente sistema umano, ma perciò stesso l’uomo non è dato una volta per sempre. Esso è uomo e custode di humanitas fintanto che la sua realtà è mantenuta incardinata sul fondamento della verità. Non importa che egli sia filosofo o pensatore; non importa che egli vi abbia mai indugiato sopra con interessi metafisici; la verità accompagna e ispira la sua vita, imprimendole una direzione, tracciandone i confini morali e sociali, attribuendo al tempo la sua distensione.
Ma il disvelamento della tecnica di heideggeriana memoria ha portato la verità alla luce estrema. Senza angoli bui o coni di ombra dove proteggersi per garantire le interpretazioni individuali, nel mondo dominato dalla tecnica e dai suoi stilemi esterofili essa non è fondamento ultimo o vessillo da inseguire, ma merce da vendere.
La verità è passata da essere verità come fondamento delle cose che sono, alla post-verità, alla verità-del-post: un lungo processo di falsificazione e disumanizzazione, che ha sottratto alla realtà il carattere storico e dialettico e ha vanificato lo stesso pensiero filosofico. Non è un caso che esso, a cominciare dalle università, esprima parole prive di energia vitale, livellamento, chiose di chiose di chiose e mai un guizzo di originalità. Troneggia il nozionismo mnemonico, il virtuosismo citazionistico; la memoria è diventata una banca dati, la ragione una procedura di mera computazione.
È dunque la fine della filosofia e del pensiero filosofico, inteso come pensiero problematizzante? Ai post l’ardua sentenza; ma rimane indubbio come il segreto dell’essere umano, che nella tradizione e nel passato può scorgere segni e simboli per costruire e ispirare il proprio avvenire, rimanga nascosto come la verità. Che si scorge appena e poi si ritrae perché consapevole di non doversi mai disvelare del tutto, per proteggere l’individualità dell’uomo e la sua stessa capacità di interpretare, di porsi delle domande.
Alla filosofia il compito di individuare un po’ di ombra nella luce rutilante, dove il pensiero possa riposarsi e immaginare, dove l’uomo possa incontrare se stesso e tornare a pensare pensieri propri.
Per vedere tutti gli articoli di Pronto, filosofo? clicca qui.
@ILLUS. by, FRANCENSTEIN, 2020






“Senza angoli bui o coni di ombra dove proteggersi”. Esatto! Questo è il luogo dell’esistenza, però la filosofia che si prefigge “il compito di individuare un po’ di ombra nella luce rutilante” rischia di farsi perdente. Piuttosto accettare la luce della Verità e il Suo gioco consegna ai giocatori quella vittoria che è tutta costituita della partita.