L’ESSERE E IL MONDO
L’Essere e il mondo (Arca Edizioni) rappresenta il tentativo di ordinare organicamente alcuni anni di studi, lezioni e conferenze.
L’intera trattazione intende suggerire una traiettoria di pensiero sistematico. Un sistema che occorre unicamente come strumento, come intenzione meramente metodologica. Il pensiero che ambisce a essere pensiero onesto non può infatti sottrarsi al dovere della radicalità: esso non deve temere alcunché, nemmeno l’errore, se commesso con la buona fede della ricerca della verità. Ma poiché la verità in quanto tale è una, anche il pensiero deve ambire a essere unitario. Da qui il richiamo al sistema come criterio di costruzione.
Per quanto concerne il merito della trattazione, le parti de L’Essere e il mondo sono essenzialmente tre: Essere, Cultura, Governo. La prima intende indagare come la questione ontologica dell’Essere possa invero rivelare e descrivere la struttura del reale, dalla quale l’intelletto può cogliere evidenti traiettorie teologiche. La seconda intende invece evidenziare cosa sia cultura e quale ruolo effettivo essa abbia nella vita dell’uomo, ragionando attorno a talune forme e talune dicotomie essenziali che caratterizzano la vita sociale. Infine la terza e ultima parte intende inquadrare la questione dell’educazione pedagogica e del buon governo in materia politica, due aspetti che recano alcune complementarità.
Più in generale, ognuna di esse tenta di abbozzare alcune linee filosofiche di discussione senza temere di riabilitare stilemi e argomenti tradizionali, troppo spesso trascurati da quella impostazione analitica e illuministico-positivistica che da oltre un secolo ha infettato il dibattito filosofico e il mondo scolastico e accademico.Anche quest’ultimo, infatti, ha abdicato alla propria unica e vera vocazione, quella del pensiero e della ricerca della verità. Invece di fecondare l’intelligenza, scuole e accademie sono diventate meri addentellati di un potere impersonale, sgherri metaforici di una strategia luciferina finalizzata a obliare il valore spirituale della realtà. E così, sotto il peso di un’abitudine narcotica, parole come spirito, essere, tradizione hanno finito per essere relegate a oziosi nozionismi destinati alla polvere.
Naturalmente non è così. Il pensiero filosofico, per essere autenticamente filosofico e critico, non può eludere il confronto con questioni che, nei secoli, hanno rappresentato l’alfabeto di costruzioni complesse capaci di offrire delle feconde vie di senso. La filosofia non è sofistica, non deve giustificare il mondo né escogitare trame argomentative utili soltanto a legittimare lo status quo. Al contrario, essa deve offrire gli strumenti per pensare il mondo in relazione con l’eterno, con le cose prime e con le cose ultime.
Inoltre (fatta eccezione per un solo caso – come chiosa finale), per ragioni di scelta stilistica mirate a non affaticare troppo il testo, ne L’Essere e il mondo sono state evitate citazioni dirette e conseguenti note di approfondimento. Questo perché una trattazione che intenda esprimere una prospettiva di riflessione deve primariamente cercare di veicolare un pensiero vivo, non già avviluppato nella mera ricerca di fonti che rischierebbero di essere interpretate come asettici nozionismi. Il principio della citazione è certamente quello di avvalorare una certa posizione o di chiarire talune argomentazioni, ma non può diventare un velario dietro al quale l’autore finisce per nascondersi e infine dissolversi. Nel mondo post-postmoderno, invece, tutto è nozione e nulla può avere dignità intellettuale fuori dall’obolo della citazione. Una stortura confermata da articoli accademici e cospicue pubblicazioni: qui infatti l’autore è quasi eclissato, evaporato, svanito dietro fiumi di virgolettati e riferimenti bibliografici. Inconsciamente, l’uomo rivela dunque di essere arrivato a interiorizzare il silenzio remissivo, di avere smarrito il coraggio di parlare, di avere seppellito le proprie autorità e responsabilità. «Ipse dixit, perché io non mi sarei mai permesso!».
Ne L’Essere e il mondo tuttavia non manca una bibliografia minima per indicare le opere che hanno ispirato e orientato l’intero lavoro. La selezione è ovviamente esigua e parziale, ma utile per tracciare una cartografia sommaria delle questioni analizzate.
Occorre ancora aggiungere, per ragioni di dovuta umiltà, come il carattere di ricerca e riflessione dei contenuti non ambisca certamente a essere esaustivo né tanto meno definitivo; auspica invece di essere solamente uno spunto, un contributo ancorché misero al pensiero critico e speculativo, animato unicamente dall’amore per la ricerca e dall’onestà delle intenzioni.
ILLUS. IN EVIDENZA COPERTINA DEL LIBRO, by ARCA EDIZIONI




