MEONTOLOGIA DELLA LIBERTÀ (quarta lezione) IV,4
…continua da Meontolgia della libertà IV, 3 (qui)
L’indigenza della redenzione, il bisogno di esseri redenti spinge il cristianesimo ad escludere la possibilità che qualcuno possa nascere senza peccato originale (Vergine Maria a parte). Nell’istante stesso in cui ricevono l’anima (mox in ipsa animatione) tutti coloro che per via seminale “si propagano” da Adamo contraggono il peccato originale: «Omnes qui seminaliter ab Adam propagantur, peccatum originale contrahunt mox in ipsa animatione».
Curiosa, quell’espressione: «in ipsa animatione»… nell’istante stesso in cui ricevono l’anima. La creatura (umana) procrea il corpo e il Creatore le crea l’anima: a ciascuno il suo; e, così, l’essere umano resta concettualmente (forse non ontologicamente) scisso in due: in alto la parte nobile dell’anima superiore e in basso le forze ignobili dell’anima inferiore.
Con una significativa proporzione, Tommaso dice che il peccato originale sta a tutta la natura umana come il peccato attuale sta al singolo uomo:
peccatum originale : humana natura = peccatum actuale : una persona
Prima, c’è il peccato originale che corrompe la natura di tutte le persone come una specie di malattia che resta nel DNA umano a mo’ di difetto ABITUALE. Dopo, ci sono i vari peccati che si possono commettere quotidianamente: i peccati ATTUALI che riguardano le singole persone, i singoli individui. Fondamentale, la distinzione tra PECCATO ABITUALE e PECCATO ATTUALE: l’abituale è letteralmente un habitus indossato per colpa di Adamo ed Eva, mentre l’attuale è un actus commesso per colpa personale. Il peccato attuale si trova nella volontà: peccatum actuale invenitur in voluntate.
La volontà è “suscettibile” di peccato – Voluntas est susceptiva peccati – e da essa il peccato si propaga nelle altre “potenze dell’anima” ed anche nelle membra del corpo – et ab ea derivatur in alias potentias animae et etiam membra corporis –. La volontà è passibile, “suscettibile” [suscĭpĭo (succĭpĭo), is, cēpi, ceptum, ĕre] di peccato ed ha il gravoso compito di evitare la scissione fra parti alte e parti basse dell’essere umano. Nella mentalità aristotelica della teologia medioevale l’anima aveva delle facoltà, delle possibilità più o meno nobili: la parte superiore dell’anima, la parte più nobile, era creduta essere quella che poteva mettersi in “contatto” con Dio; questa dissociazione dell’essere umano si ritrova nella presunta differenza tra Anima e Spirito. Resta comunque importantantissima la funzione della volontà, da che le “potenze” dell’anima e le membra del corpo sono mosse appunto da essa: Potentiae animae et membra corporis moventur a voluntate.
L’innocenza di Dio è nella libertà dell’uomo: il dogma del libero arbitrio è alla base di ogni teodicea. Per il catechismo della chiesa cattolica gli atti umani sono volontari, così come si conviene alla ragion d’essere del peccato: Actus sunt voluntarii, quod exigitur ad rationem peccati. La catena eziologica delle colpe e delle pene si muove con lo stesso moto che fu di Aristotele… per esempio, un padre è causa del proprio figlio come un motore che muove: Pater est causa filii ut movens. Un genitore è “movente” dei propri figli. La forza di volontà è paragonata da Tommaso alla forza procreatrice: come le parti di un essere umano sono mosse dalla forza volitiva, così un figlio è “mosso” dal padre in virtù della forza generativa: Sicut autem moventur partes unius hominis per imperium voluntatis, ita movetur filius a patre per vim generativam.
Micidiali, quelle due espressioni: per imperium voluntatis & per vim generativam! L’imperio della volontà, l’impero della volizione e la forza della generazione, l’imperativo della procreazione: bisogna andare a fondo, leggere tra le righe di questi testi, per cogliere la violenza politica che sta dietro alla violenza religiosa dei dogmi imposti con una forza pari solo a quella volontà preocreativa umana che la volontà creativa divina comanda. La desistenza predica, al contrario, che «per imperium noluntatis» si può disinnescare il macello perpetuato dalla voluntas per vim generativam. Si tratta di disinnescare quella
mōtĭo, ōnis, (f.):
1. moto, movimento, impulso.
2. brivido di febbre.
3. rimozione, degradazione.
[mŏvĕo + -tĭo].
che muove l’essere umano a fare figli. Tommaso d’Aquino cita la Riproduzione degli animali di Aristotele, il quale scrisse che nel seme è una qual certa “mozione” dall’anima del padre, la quale muove la materia alla forma del concepito: «in semine est quaedam motio ab anima patris, quae movet materiam ad formam concepti». E lo stesso Tommaso precisa che la mozione, la quale è, quanto ad origine, dal nostro primo progenitore, si propaga in tutti coloro che per via seminale da lui discendono – Motio, quae est per originem a primo parente, derivatur in omnes qui seminaliter ab eo procedunt – onde costoro, che per via seminale da lui discendono, da lui stesso continuano a propagare il peccato originale – unde omnes qui ab eo seminaliter procedunt, protrahunt ab eo originale peccatum –.
Noi tutti, per la chiesa cattolica, “procediamo seminalmente” da Adamo, e questo “seminaliter procedere” è un “seminaliter derivare” da un albero genealogico marcio alla radice. La morte è la pena del peccato originale, dice chiaramente Tommaso: Mors est poena originalis peccati. Prima del peccato originale non si moriva. Così, la liturgia cattolica prevede, come antidoto, il sacramento del Battesimo: tramite il battesimo è tolto il peccato originale: Per baptismum ergo tollitur peccatum originale. Ma, attenzione, con il Battesimo si ripara solo a metà, al danno del peccato originale: solo la parte superiore della nostra anima si ricongiunge a Dio in virtù della grazia sacramentale, mentre le forze inferiori restano potenzialmente ricongiungibili alla grazia, in forza della volontà; quanto al corpo, per lui non c’è speranza, almeno finché siamo in questa vita: esso resta soggetto a quella corruzione, passione e morte, che a causa del peccato originale gli toccò in pena.
Io credo che questo dogma cattolico sia di una tristezza sconsolante, di una violenza inaudita: il cristianesimo, che si spaccia per Buona Novella predicando la redenzione del Figlio di Dio, sorvola bellamente su tutta quella enorme Cattiva Novella che si cela tra le righe del suo dogma più problematico e odioso, quello, appunto, del peccato originale. Con tutto il rispetto per Gesù Cristo (non è qui in questione se egli sia o non sia Figlio di Dio), a me, e a tutti quelli come me, non importa alcunché della redenzione e della vita eterna: l’imposizione catechistica di un dogma come quello del peccato originale basta e avanza per ripudiare e rinnegare tutta la Buona Novella. Ma come? Noi dovremmo credere alla doppia soma di un peccato abituale contratto naturalmente e a tutti i peccati attuali commessi personalmente? Ma cos’è, questa spaccatura tra natura umana e persona umana? Cavilli teologici, masturbazioni mentali fatte dalla casta sacerdotale per avere in pugno il popolo ignorante: i sacramenti sono, a mio parere, le redini e la frusta con cui i preti tengono in pugno le pecore delle quali dicono di essere pastori. Retaggio medioevale di un potere temporale che, finalmente, la Chiesa non ha quasi più.
Facendo credere di fare il bene della salvezza, il cristianesimo fa in realtà assai male alla nostra salute: fa sentire in colpa. Persino il “Pater noster”(oratio dominica) con le sue 3 + 4 richieste (tre eterne e quattro temporali) postula la remissione dei peccati: petitur dimissio debitorum. Ma che debiti? Ma che peccati? Come possono, questi teologi, darla a bere in modo così spudorato? Robe da matti: nel De Malo si dice che al Padre nostro dobbiamo chiedere la remissione di quei debiti dei quali è tutt’uno la necessità di generare dei figli a priori malati di tabe originale – quorum unum est necessitas generandi cum originali peccato –. Da quando gente come Tommaso d’Aquino o Agostino d’Ippona ha cominciato a blaterare su questioni di tal fatta, la gente, almeno qui da noi, in Occidente, è stata formata alla malsana idea di una sorta di “debito genetico” a causa del quale, in questa vita, si nasce col peccato originale: Debitum generandi cum originali peccato in hoc vita. Fino ad arrivare alla conclusione che i peccati sono dall’essere umano compresi sotto la modalità del debito (!): per debita intelliguntur peccata.
La chiesa ha delle colpe immani: prima fra tutte quella di aver teorizzato e predicato una costituzione dell’umano ontologicamente divisa, a dispetto dell’etimologia latina di
indīvĭdŭus, a, um, (agg.):
1. che non si può dividere, indivisibile; sost. n. indīvĭdŭum, i,un atomo;
2. inseparabile
[in + dīvĭdŭus].
in due parti: con il battesimo è cancellato il peccato originale mercé il contributo della grazia, mediante la quale la parte superiore dell’anima è (ri)congiunta a Dio – Per baptismum ergo tollitur peccatum originale quantum ad hoc quod datur gratia, per quam superior pars animae Deo congiungitur – non, però, è data all’anima la facoltà di preservare il corpo dalla corruzione, né la possibilità di evitare la “ribellione” (sic!) delle potenzialità inferiori dell’anima stessa – non autem datur animae virtus per quam possit conservare corpus absque corruptione aut per quam possit superior pars animae conservare inferiores absque omni rebellione –; laonde, rimangono, dopo il battesimo, sia la necessità di morire sia la concupiscenza, che è la parte materiale del peccato originale – unde manet post baptismum et necessitas moriendi et concupiscentia, quae est materiale in originali peccato –.
Secondo la lectio thomasiana, il peccato originale s’oppone alla giustizia originale, grazie alla quale la parte superiore dell’anima era congiunta a Dio e dominava sulle sue forze inferiori, sì che anche il corpo era così preservato dalla corruzione: Peccatum originale opponitur iustitiae originali, per quam superiori pars animae et Deo coniungebatur, et inferioribus viribus imperabat, et etiam corpus absque corruptione poterat conservare –.
Per Tommaso, la “ribellione” delle forze inferiori contro le superiori avviene per sottrazione di quella virtù che ineriva alle forze superiori e per ciò il peccato originale è più nelle forze superiori che non in quelle inferiori – Rebellio inferiorum virtutum ad superiores est per subtractionem virtutis quae inerat in viribus superioribus; et ideo peccatum originale magis est in superioribus viribus quam in inferioribus –. In sostanza: le forze perdono virtù, così le potenze superiori perdono potere e le potenze inferiori si ribellano a loro. Ammutinamento. Nella PERSONA dell’uomo Adamo l’umanità corrompe la propria NATURA, dopodiché la NATURA umana corrompe ogni PERSONA che assume quella natura, nascendo. Una persona di buon senso concluderebbe: ah, sì? Bene: allora noi non procreiamo più! Desistenza!!! Al diavolo il peccato originale col suo abito lurido e tutti i peccati attuali coi loro atti beceri… Natura, addio… noi non ti permetteremo più di insozzare con la tua lordura i nostri figli… Catechismo, religioni, credenti: andate voi a quel «Paese», che noi non ci vogliamo andare!
Ma torniamo al problema della schizofrenia dialettica di Evo divino ed Età umana. Pareyson dice che «ciò che salda queste due dialettiche è la storia della salvezza, che attraverso la lotta mediante l’espiazione e la redenzione cerca di ripristinare escatologicamente la situazione protologica». Con tutti i problemi che abbiamo noi esseri umani, dobbiamo pure metterci a credere a queste storie? Una PROTOLOGIA? Una ESCATOLOGIA? Castelli in aria costruiti per dare una spiegazione a ciò che è difficile spiegare: il Male, la Sofferenza… Ma, comunque, stiamo per un po’ al gioco. Dunque, stando a Luigi e al suo catechismo pseudo-filosofico, in principio vi fu un Nonessere (non Essere) che all’Essere non piaceva: a chi piace qualcosa o qualcuno che ci fa ombra, che ci impedisce di spadroneggiare in lungo e in largo come vuole la nostra mai sazia Volontà di Potenza? Questo Nonessere sembra abbia avuto “vita” corta, però, (sempre che una vita l’abbia mai avuta), dacché molto rapidamente l’Essere lo vinse e lo costrinse a sparire dalla scena universale. Una vittoria facile, quella dell’Essere: non risulta che tutte le pene provate per la sconfitta della sua creatura umana a causa del Peccato originale le abbia anche provate per la sconfitta del Nonessere a causa del suo strapotere onnipotente. «Come libertà, Dio è l’essere che ha voluto essere, cioè il bene scelto, è la scelta del bene e quindi proprio per ciò è la vittoria sul nulla e sul male». Anche qui, a ben vedere, non si capisce perché il Nulla debba sempre fare da spalla al Male… Perché il Nulla sarebbe Male? Comunque, lasciamo perdere. Allora: in principio c’è questa Ontomachia e l’Essere vince. Gli sconfitti hanno sempre torto. Vae victis!
Il primato della forza sul diritto – Guai ai vinti! – è la morale scomoda che i romani vincitori lanciano contro Brenno, quando questi nel IV secolo avanti Cristo invade Roma con i suoi Galli, e perde. Il primato della forza sul diritto è anche la morale scomoda che l’Essere lancia contro al Nonessere quando lo vince: dal momento che l’Essere si mostra Onnipresente esso è anche Onnipotente, col che il diritto di essere è immediatamente sancito contro al reato di non essere; sono i vincitori, che fanno le leggi, che decidono cosa è bene e cosa è male, al di là del bene e del male reale. Quid iuris? Quid facti? Di fatto è male, non essere? E chi l’ha detto? Non sarà male di diritto? Cioè dopo che l’Essere ha stravinto il confronto sancendo il diritto-dovere di essere? E quando l’avrebbe vinto, questo confronto? In quella misteriosa Ontomachia protologica alla quale nessuno di noi ha mai assistito?
Oracolo del Profeta, io vidi in principio un essere-libero-di-non-essere che si godeva l’atarassìa sublime del Negativo. Nemmeno Hegel seppe capirla, l’atarassia impagabile del Negativo, quando nella sua Scienza della logica esordì con La dottrina dell’essere scrivendo che in principio
«Nulla è ancora, e qualcosa deve divenire. Il cominciamento non è il puro nulla, ma un nulla da cui deve uscire qualcosa. Dunque anche nel cominciamento è già contenuto l’essere. Il cominciamento contien dunque l’uno e l’altro, l’essere e il nulla: è l’unità dell’essere col nulla; – ossia è un non essere, che è in pari tempo essere, e un essere che è in pari tempo non essere». [Hegel: Scienza della logica – Laterza, Bari (1925) 1968 – traduzione di Arturo Moni – pag. 59]
Nemmeno Hegel sopportò l’idea di un Nonessere immune, in senso logico, dal prefisso «non» che nega l’Essere: il vostro Profeta, o desistenti, l’ha sempre detto, che il Nonessere non ha bisogno di negare l’Essere, per non essere; non è colpa sua se la grammatica, la logica e l’analisi logica hanno asservito le lingue impedendo loro di esprimere l’indipendenza del negativo dal positivo.
Oracolo del Profeta, io vidi un Nonessere che, al contrario di quello visto da Hegel, si costituiva come cominciamento imparziale: né l’uno né l’altro, un ‘Negativo Neutro’ nel senso originale di «né l’uno né l’altro».
neutĕr, tra, trum, agg. (gen. neutrīus, dat. neutri):
né l’uno né l’altro, nessuno dei due.
[nĕ- + ŭtĕr].
In senso protologico può risultare difficile la comprensione di un Neutro puro, assolutamente ‘né l’uno né l’altro’, ma, Oracolo della Desistenza, in senso esistenziale questa neutralità è facilmente comprensibile: gli esseri umani non posti in essere non sono ‘né maschi né femmine’. Oracolo del Profeta: come scrivere una protologia della neutralità? Impossibile! E questo sia detto ad eterna infamia della menzogna ontologica: non c’è nessun Principio; da sempre l’Ergia si converte in Energia come la Potenza si converte in Atto e dopo si riconverte in Ergia come l’Atto in Potenza. La riconversione continua dello Ergon nelle infinite molteplici forme dell’Essere sarà anche una necessità naturale ma in quanto “necessità umana” essa è libera: l’uomo fa i propri bisogni, ma può anche tenerli; esistere è un obbligo per la Natura ma è una libertà per l’Uomo. Basta trattenere il fiato quanto basta e alla fine si muore. Questa è la suspense desistenziale: sospendere il fiato che non fiata, il fiato dei non nati, per poter non vedere il film horror di questa vita. Poco importa, come dalla necessità naturale abbia potuto emergere questa libertà umana che noi siamo; noi lo siamo, liberi, e nel nome di questa libertà possiamo interrompere la conversione della Ergia in Energia umana esistenziale.
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