MEONTOLOGIA DELLA LIBERTÀ (quarta lezione) IV,6
…continua da Meontolgia della libertà IV, 5 (qui)
La creazione geme e soffre le doglie del parto, a tutt’oggi… Friedrich von Röcken (Nietzsche) rifiuta l’interpretazione delle «sofferenze del tempo presente» data da Paolo di Tarso (san Paolo): la creazione, dice Friedrich von Röcken, non è quella che crea figli di Dio bensì quella che procrea figli dell’Uomo. L’unica gestazione che Zarathustra ammette è quella dell’Uomo che procrea i suoi figli naturali senza sperare di essere adottato dal proprio Creatore: il dolore è l’altra faccia del piacere, ma il piacere è più profondo ancora della sofferenza. Le ultime parole di Zarathustra, Il canto del nottambulo, sono un’adesione totale alla dialettica piacere / dispiacere: «Perché ogni piacere vuole sé, perciò vuole anche sofferenza!». L’oltreuomo vuole il dolore come lo vuole una partoriente: per provare il piacere della nascita del proprio figlio; come una madre dimentica i dolori del parto quando vede suo figlio, così il Superuomo dimentica il dolore della vita quando vuole la vita. Così parlò Zarathustra termina proprio con il canto alla vita, con la canzone dell’eterno ritorno che decanta l’esistenza:
Uomo sii attento!
Che dice la mezzanotte profonda?
«Io dormivo, dormivo –,
«Da un sonno profondo mi sono risvegliata: –
«Profondo è il mondo,
«E più profondo che nei pensieri del giorno.
«Profondo è il suo dolore –,
Piacere – più profondo ancora di sofferenza:
«Dice il dolore: perisci!
«Ma ogni piacere vuole eternità –,
«– vuole profonda profonda eternità!»
Il vostro Profeta, o desistenti, Dexistens, s’è sempre chiesto cos’abbia potuto portare Zarathustra, il Profeta del filosofo di Röcken, a cantare le lodi del piacere della vita, esaltare, magnificare la vita al punto di chiudere un occhio sul dolore e desiderare l’eternità di essa.
Oracolo del Profeta, noi abbiamo due occhi, con un occhio vediamo il piacere, con l’altro il dolore; ma, o desistenti, l’occhio che vede il dolore si chiude ogni volta che soffre: è sempre accecato dal dolore, l’occhio che vede il dolore. Così, è destino, per i viventi, di vivere gran parte della loro vita con un occhio solo: beati monoculi in terra caecorum – recita un proverbio d’origine medievale. Il bicchiere esistenziale guardato dal guèrcio Zarathustra è sempre mezzo pieno: la metà vuota è sempre vista con l’occhio accecato dal dolore; perciò Zarathustra non vede che il piacere, non ha occhi che per esso: egli “chiude sempre un occhio”, quando si tratta di mettere a fuoco il dolore. Dexistens, al contrario, brancola nel buio dell’occhio accecato, sì, ma proprio perché sul dolore non chiude un occhio. Erasmo da Rotterdam riprese l’antico adagio medievale dicendo che inter caecos regnat strabus e veramente il desistente considera ciechi coloro che, strabicamente, guardano all’esistenza con il solo occhio gaudente. Vuole vederci chiaro, il desistente, non vuole chiudere gli occhi sul dolore umano, come se, a mo’ di struzzo, chiudendo un occhio sul dolore il dolore possa sparire veramente. Oracolo del Profeta, sono solo i bambini che credono di poter far sparire ciò che non è loro gradito semplicemente chiudendo gli occhi, e Federico di Röcken ha chiuso gli occhi esattamente come Paolo di Tarso. In terra caecorum monoculus rex. Si sente un re, in questa vita, solo colui che con occhio positivo guarda coloro che osservano con occhio negativo: l’occhio positivo vede il bicchiere mezzo pieno e quello negativo lo vede mezzo vuoto. Oracolo del Profeta, Dexistens: o desistenti, non lasciatevi turlupinare! Ha la vista corta, l’occhio positivo, l’occhio vedente: si chiuderà anch’esso, quando vedrà la morte; la morte li chiuderà entrambi, gli occhi: l’occhio negativo, l’occhio non vedente, è più lungimirante, dacché prevede la chiusura totale dei due occhi. E poi, o desistenti, solo chi non ci vede più dalla rabbia può desiderare di chiudere gli occhi per sempre, chiudere gli occhi su ciò che è meglio non vedere, così come disse Federico di Röcken ne La nascita della tragedia:
«L’antica leggenda narra che il re Mida inseguì a lungo nella foresta il saggio Sileno, seguace di Dioniso, senza prenderlo. Quando quello gli cadde infine tra le mani, il re domandò quale fosse la cosa migliore e più desiderabile per l’uomo. Rigido e immobile, il demone tace; finché, costretto dal re, esce da ultimo fra stridule risa in queste parole: “Stirpe miserabile ed effimera, figlio del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggioso non sentire? Il meglio è per te assolutamente irraggiungibile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è – morire presto!”». [Friedrich Nietzsche: La nascita della tragedia – Adelphi, Milano 1972 e 1977 – traduzione di Sossio Giametta]
Oracolo del Profeta Dexistens, è Apollo che vi impone di tenere gli occhi ben aperti, o desistenti: l’occhio vedente è il suo, è l’occhio apollineo; ma Dioniso vi propone di guardare con l’occhio apollineo solo per quel tanto che basta a vedere le cose come stanno, e poi dopo chiudere gli occhi per sempre. È sotto al velo di Maya, o desistenti, che dovete guardare, fissare il buio accecante che fa da sostrato alle illusioni sognate dall’occhio apollineo. Federico di Röcken vi disse che «questa gioiosa necessità dell’esperienza del sogno» è la visione del mondo dell’occhio solare di Apollo, ma io vi dico, o desistenti, che guardando con quell’occhio voi sarete degli eterni illusi, perché Schopenhauer «ci ha descritto l’immenso orrore che afferra l’uomo, quando improvvisamente perde la fiducia nelle forme di conoscenza dell’apparenza…».
Nel 1949 Theodor W. Adorno aveva detto che «scrivere una poesia dopo Auschwitz è un atto di barbarie» e nel 1966 aveva scritto che «Dopo Auschwitz, nessuna poesia, nessuna forma d’arte, nessuna affermazione creatrice è più possibile. Il rapporto delle cose non può stabilirsi che in un terreno vago, in una specie di no man’s land filosofica”. Dialettica negativa s’intitola il libro che nel 1966 Adorno aveva pubblicato per la Suhrkamp Verlag e che nel 1970 la casa editrice Einaudi aveva ripubblicato in italiano: da questo testo è tratta la citazione. Sarà perché non poté vedere gli orrori di Auschwitz, essendo morto nel 1900, che Federico di Röcken poté cantare con Hans Sachs ciò che l’amico suo Richard Wagner cantò nei Maestri cantori:
Amico mio, proprio questa è l’opera del poeta,
che egli interpreti e noti il suo sognare.
Credetemi, la più vera illusione dell’uomo
gli viene aperta nel sogno:
ogni arte poetica e poesia
non è che interpretazione del sogno vero.
Oracolo del Profeta, Dexistens: l’occhio dionisiaco, l’occhio più sapiente dell’uomo, dopo Auschwitz ha sospeso i giochi poetici dell’illusione. Non possiamo più illuderci, dopo Auschwitz:
In ludo, illūsĭo!
Quando è in gioco l’ontalgia ogni gioco dev’essere sospeso. State casa! Restate a casa, o desistenti! Non profanate la sacra memoria del dolore ontologico con i giochi di pensiero, i giochi illusionistici che si protraggono nei certamina artistici, nelle arene filosofiche! Accecàtelo, quell’occhio apollineo, o desistenti, accecàtelo affinché mai più un essere umano possa vedere la luce del sole di Apollo, il sole del quale l’evangelista Giovanni vaticinò quando parlò del più luminoso discendente di Apollo, il Cristo:
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Dialettica negativa. La Luce vince le Tenebre. Il cieco, guarito… «Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla…».
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Oracolo del Profeta, Dexistens: anche il cieco guarito dalla Luce in Giovanni 9,1-41 tornò nelle tenebre, per sempre, quando la morte gli chiuse gli occhi alla fine della vita; nei Vangeli non se ne parla, della morte del cieco nato, eppure morì anche lui e nessuno lo sa, se i suoi occhi si sono poi riaperti quando (e se) egli è venuto alla luce in un altro mondo. Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere, disse Ludwig Wittgenstein. Ciò su cui non si può far luce si deve oscurare, disse Magister Damnatus.
Positivo e Negativo cadenzano la miserabile dialettica che Luigi Pareyson decanta nel nome del Padre. «La negatività ha due aspetti: come peccato è distruzione, come sofferenza è redenzione». Ma tutto finirà bene, per Luigi. «La sofferenza diventa il ‘meno × meno = più’: la negatività del male non può esser vinta che dalla negatività della sofferenza». Il vostro Profeta, o desistenti, proprio riflettendo sull’algebra ontologica in funzione meontologica, ebbe a scrivere la seguente poesiola:
MENO PER PIÙ FA MENO
A un insegnante di matematica
chiesero «Come va?» e lui, ameno:
«La vita è un’operazione algebrica,
i fattori sono sempre “più” o “meno”».
Sapendo che quel prof. era un po’ strano
tutti pensarono volesse dire
«mi va “più o meno”» – è lapalissiano –
e nessuno ebbe niente da ridire.
È la storia del famoso bicchiere,
mezzo vuoto o mezzo pieno, dipende:
pieno è “più”, vuoto è “meno”. «Fa’ il piacere,
anche senza algebra lo si intende».
Ma non avevano capito niente.
Quel prof., di algebra, se ne intendeva,
e anche di vita, abbondantemente;
il “più” e il “meno”, lui lo sapeva,
interagiscono – maledizione! –
come se fossero moltiplicati
in un’algebrica operazione:
il “più” e il “meno”, insieme combinati,
danno un bicchiere che è del tutto vuoto,
non mezzo vuoto, e tantomeno pieno;
chi non lo sa non prenderà un bel voto:
“meno per più” fa sempre e solo meno.
Il Male moltiplicato per la Sofferenza dà il Bene, dà la Salvezza (dal male), secondo l’algebra ontoteologica pareysoniana. Male × Dolore = Bene. Pieno per Vuoto fa Pieno. Positivo per Negativo fa Positivo. Questa la morale del lieto fine che Luigi Pareyson rende addirittura escatologica quando sostiene la teoria (tutta da dimostrare) dell’Apocatastasi. L’espiazione, secondo il Verbo cattocristiano, funziona un po’ come una sanificazione – termine che ci riporta con forza al contagio della pandemia di Covid-19 in corso –: il virus del Peccato (originale e poi attuale) ha infettato l’essere umano edenico facendolo cadere in questa esistenza (in questa valle di lacrime) e la sofferenza ontalgica fungerebbe da risanatore per la grande bonifica riparatrice che la Grazia divina ha reso possibile per i meriti della Passione e Morte del Figlio di Dio, Gesù Cristo. Fra due giorni sarà Venerdì Santo e il popolo cristiano farà memoria (quest’anno da remoto) della morte in croce del Salvatore: il Calvario, secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica, è la più grande opera di sanificazione universale mai realizzata; poi viene la disinfezione personale, che per mezzo del Battesimo risana dal Peccato originale, segue la Pulizia fatta dalla Confessione, il Sacramento del Perdono, dopodiché qualunque opera meritoria può bonificare la cosiddetta pena temporale. La reazione fra il Male e i Mali produce l’annullamento del Male stesso.
Questo monumentale e imponente impianto ideologico cattocristiano della sanificazione riproduce la logica umana del Diritto: c’è una colpa, il Male della Colpa, e poi ci dev’essere una Pena da scontare affinché la Giustizia possa essere ripristinata. Di fronte al dolore, alla sofferenza, da sempre l’uomo ha voluto immaginare una Colpa: se una Pena non ha una Colpa che possa costituirsi come sua Causa, tale Colpa sarà difficilmente sia spiegabile sia eliminabile. Del resto, come procede la scienza medica, se non con lo stesso metodo eziologico? Per qualsiasi Scienza è fondamentale poter risalire alle Cause, poter individuare la Causa di un Male, sennò il Male non può essere curato. In questi giorni persino la Politica abbassa la testa e ascolta devotamente ciò che dice il Comitato Tecnico Scientifico prima di deliberare questo o quel lockdown: il primato della Scienza si fonda su quel metodo che Aristotele aveva già ben esposto sin dalle prime pagine della sua Metafisica. La Filosofia stessa, e ancor più la Teologia, se vuole costituirsi come Scienza non deve perdere di vista le Cause, la Causa Prima in testa.
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@ILLUS. by JOHNNY PARADISE SWAGGER, 2020
MEONTOLOGIA DELLA LIBERTÀ – SLIM EDITION
♋ Meontologia della Libertà di Magister Damnatus ♋
@GRAFIC. by MAGUDA FLAZZIDE, 2020





