LA PERFORMANCE NEL MONDO GRECO: DAI CANTAUTORI OMERICI ALL’INTIMA SAFFO
Cantautori, cori, cantanti neomelodici: queste sono solo alcune delle etichette che oggi si possono dare al mercato musicale, ma esse hanno un’origine ben più lontana, la letteratura greca di età arcaica.
Fabbricatori di esametri, gli aedi e i rapsodi si esibivano per strada, per i banchetti e ritmavano, accompagnati dal suono della lira, le vicende degli eroi mitici che tanto tutti conoscevano e apprezzavano: erano cantautori di strada e come oggi, passeggiando per le città, ci si può fermare ad ascoltare esibizioni, lo stesso accadeva in Grecia. Ma se si leggono attentamente Iliade ed Odissea, emergono scene che segnalano una compresenza di generi letterari e quindi musicali.
Ragazze e ragazzi dall’animo lieto portavano il dolce frutto in canestri di vimini. In mezzo a loro un fanciullo suonava dolcemente con la cetra melodiosa e intonava il bel canto di Lino con voce sottile; quelli danzando all’unisono con il battito dei piedi seguivano il canto ed il grido (Iliade 18, vv.567-572).
Quando poi si furono tolta la voglia di bere e mangiare, i ragazzi riempirono di bevanda i crateri e distribuirono a tutti, libato nelle coppe il primo vino; per tutto il giorno quelli col canto placavano il dio, intonando il bel Peana (Iliade 1, vv.469-473).
Giunsero alle tende e alle navi dei Mirmidoni, e lo trovarono intento a godere la cetra armoniosa, bella, ben lavorata, e la traversa in alto era d’argento, predata da lui nel saccheggio, quando abbatté la città di Eetione: rallegrava con questa il suo cuore e cantava gesta d’eroi (Iliade 9, vv.185-189).
Gran fuoco ardeva nel focolare e si spandeva lontano per l’isola odore di ginepro docile al taglio e di tuia che bruciavano; ella, dentro, cantando, con voce leggiadra percorreva la tela e con una spola d’oro tesseva (Odissea 5, vv.59-62).
Il primo passo vede un ragazzo incominciare a cantare da solo, accompagnato dal ballo e dal ritmo dei compagni, scena ricollegabile alla lirica monodica; il secondo prevede invece un’esecuzione corale, il peana, un canto di guerra segnatamente in onore di Apollo; il terzo mette in scena Patroclo nell’atto di cantare i κλέα ἀνδρῶν, le gesta degli eroi, argomento esclusivo dell’epica; infine il quarto passo narra di Calipso, mentre si esibisce con la sua sola voce in un’esecuzione nuovamente di lirica monodica, tessendo la tela.
Da queste narrazioni omeriche, si evince che la lirica è una poesia d’occasione con un aspetto performativo imprescindibile: dall’imeneo, in occasione di matrimoni, dal partenio, coro di fanciulle, dal peana, canto di guerra, dal canto aedico, quello omerico per l’appunto, alla lirica monodica, eseguita da uno solo. Esistevano infatti quattro modalità di performance: il recitato, per la poesia esametrica come quella omerica (non ricorda forse la rap music?); la παρακαταλογή, un recitativo accompagnato da strumento a corda (non ricorda forse il cantautorato a metà strada tra la recitazione e la melodia?); la lirica monodica, cantata in occasioni private, melodicamente variata (non ricorda forse la musica lirica e poi neomelodica?); la lirica corale, eseguita da più persone, che poi lascerà tracce nel coro della tragedia, ballando e cantando (non ricorda forse i cori odierni, siano essi di musica classica o moderna?).
La musica, come già sappiamo, si è purtroppo persa, sebbene siano giunti alcuni frammenti di notazioni musicali e alcuni trattati didascalici: rimane però oltre al testo la metrica che, per quanto la nostra ricostruzione non possa essere totalmente attendibile, ci consente almeno di dichiarare la grande varietà di metra e le relazioni tra genere e pubblico. Gli esametri erano il metro più diffuso, il più ‘orecchiabile’, per così dire e, se si aggiunge anche la conoscenza dei testi omerici spesso mnemonica ed appresa nelle scuole, presto si capisce quanto fossero amate le esecuzioni aediche per le strade e i banchetti. Altrettanto ricca di pubblico era la lirica corale, ma occorre sottolineare che questo genere si dispiega a sua volta in plurime ‘sottocategorie’, le quali tutte però presuppongono un’intera comunità come pubblico. Si tratta infatti di feste religiose, gare sportive e agoni musicali: si guardi, ad esempio, agli epinici di Pindaro, eseguiti durante le manifestazioni sportive e si pensi se oggi sia possibile una festa sportiva in assenza di inni per i vincitori. Lo stesso accade per gli epitalami ed imenei, eseguiti durante le feste nunziali: oggi vi sono forse matrimoni in assenza di musica? E ancora il peana, il canto di guerra: non esistono forse motivi musicali, canzoni che i soldati nelle varie guerre anche recenti hanno cantato con finalità parenetica? Ed infine la lirica monodica, quella più privata, che veniva eseguita in un simposio riservato, come faceva Alceo, o sugli intimi palcoscenici dei tiasi, come faceva Saffo, che insegnava alle sue allieve la musica, il canto, la poesia e la danza.
Terminata questa disamina, si può allora analizzare qualche testo (nel testo greco sarà evidenziata la vocale su cui porre l’accento secondo le convenzioni metriche).
Ὣς ἄρα μιν εἰπόντα τέλος θανάτοιο κάλυψε·
ψυχὴ δ’ ἐκ ῥεθέων πταμένη Ἁϊδόσδε βεβήκει«Mentre parlava così la morte l’avvolse, la vita volò via dalle membra e scese nell’Ade» (Iliade 16, vv.855-856).
Il seguente passo è, come di consueto, in esametri dattilici, il ritmo più conosciuto dai Greci e destinato alla poesia epica e didascalica. La successione continua di esametri doveva risultare molto orecchiabile all’uditore e questo spiega non solo il successo di Omero ma anche il successo degli aedi e rapsodi che ancora in età successive a quella arcaica, seppur in diversi contesti, continuavano a “recitare” musicalmente tali esametri. Inoltre il fatto che, dato il numero ingente di versi, i performers ricorressero alle formule, cioè alla ripetizione di versi o emistichi per ragioni mnemoniche, consentiva al pubblico di prender parte alla performance, facilitati non solo dall’andamento ritmico, ma anche dalla conoscenza delle parole, quasi come se fosse un ritornello.
δύ’ ἡμέραι γυναικός εἰσιν ἥδισται,
ὅταν γαμῆι τις κἀκφέρηι τεθνηκυῖαν«Due sono i più piacevoli giorni con una donna: quando la sposi e quando la porti al cimitero» (Ipponatte, fr. 68 West).
Il seguente frammento appartiene al genere dell’invettiva giambica: scritto in trimetri giambici scazonati, era eseguito secondo il recitativo. Il gruppo maschile riunito per il simposio, dando origine alla performance, sceglieva un “primo personaggio” dal quale prendeva avvio uno scambio di battute ritmate alle quali tutti dovevano intervenire successivamente, scherzando e insultando, ragione per cui anche il ritmo era altalenante e canzonatorio.
Ἄστερες μὲν ἀμφὶ κάλαν σελάνναν
ἂψ ἀπυκρύπτοισι φάεννον εἶδος,
ὄπποτα πλήθοισα μάλιστα λάμπῃ
γᾶν ‹ἐπὶ παῖσαν›«Le stelle, certo, attorno alla bella luna indietro nascondono il luminoso volto, quando, piena, più che mai risplende sulla terra tutta» (Saffo, fr. 37 Voigt).
Il seguente frammento appartiene alla lirica monodica: si tratta di una strofa saffica, un ritmo più dolce, melodico e dall’andamento più variegato, cosa che fa supporre anche una variazione melodica maggiore.
In conclusione, quello che emerge dai testi di quel genere vario che viene generalmente etichettato come lirica è che si tratta di poesia sempre legata all’occasione, senza alcuna eccezione. Non si può studiare questi testi senza tener conto del fatto che la loro esecuzione fosse una performance, sia essa in pubblico sia essa in ambito più riservato e che proprio a partire da lì si sono sviluppati quei fili conduttori che sono poi emersi nelle varie epoche e che ancora oggi caratterizzano i nostri tempi, trovando nella lirica arcaica la loro matrice fondante.
Per le citazioni dell’Odissea si è fatto riferimento alla edizione tradotta da G. Aurelio Privitera, Fondazione Lorenzo Valla, Arnaldo Mondadori Editore, Milano 2007.
Per l’Iliade si rinvia alla edizione tradotta da Maria Grazia Ciani, Marsilio, Venezia, 2010.
Sui lirici greci cfr., Lirici greci. Età arcaica e classica, edizione curata e tradotta da Camillo Neri, Carocci, Roma 2011.
Eleonora Anselmo è su instagram e facebook
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