COME RIDURRE A SISTEMA PLATONE E (IN PARTE) ANCHE IL CRISTIANESIMO – PARTE I
Se qualcuno riducesse Platone a sistema, costui renderebbe un grande servizio al genere umano
W. Leibniz Lettera a Rémond
Questo articolo ruota intorno all’idea platonico-cristiana di eternità-immobile[1]. Per iniziare a metterne a fuoco la fecondità teoretica si paragoni l’eternità-immobile alla simultanea e immobile visione di tutti i fotogrammi di una pellicola e la si confronti alla nostra esperienza temporale, paragonabile, invece, allo scorrimento di un fotogramma alla volta, in successione, come infatti abitualmente esperiamo durante la visione di un film. Con questa metafora in mente si consideri ora l’esempio delle due linee parallele elaborato da Natalja Deng in Eternity in Christian Thought: “il presente temporale è rappresentato da una luce che si muove costantemente lungo la linea inferiore, mentre il presente eterno è rappresentato dalla linea superiore che si illumina tutta in una volta”. Ora si consideri che nella linea inferiore, t0 sia il punto attualmente illuminato e che i punti che verranno illuminati in futuro, uno dopo l’altro, siano t1, t2, t3, t4, ecc.
L’onniscienza e la vaticinazione di Dio in generale – Cosa vedrebbe X se, istante dopo istante, si trovasse nella linea inferiore e guardasse quella superiore? E cosa vedrebbe Y se guardasse, invece, la linea inferiore dalla superiore?
Linea superiore di Y: ___________________________________
Linea inferiore di X: t0_____t1_____t2_____t3_____t4_____ecc.
Alla prima domanda Deng ha correttamente risposto che, nella linea inferiore, X si troverebbe, di volta in volta, in un rapporto di simultaneità con l’intera accensione della linea superiore. Altrettanto correttamente ha risposto che Y, guardando giù dalla linea superiore, vedrebbe accesi – eternamente, simultaneamente e immobilmente – tutti i punti della linea inferiore, inclusi quelli ritenuti spenti da X.
Già da questo semplice esempio, si può evincere al principio dell’infinita catena di deduzioni logiche, che Dio fruisce come un presente eternamente immobile ciò che per noi corrisponde a un passato che non è più, a un presente che non è immobile e a un futuro che non è ancora:
Di chi parli? Forse di uno che alla conoscenza del futuro aggiunga quella di tutto il passato e del presente e a cui nulla sfugga? Ammettiamo pure che esista; io credo che tu non possa citarmi nessuno che viva più secondo scienza di costui (Platone, Carmide 173A–174C)
Riguardo il rapporto tra la nostra abituale dimensione temporale e l’eternità-immobile uscirà a breve un nuovo volume incentrato sul nucleo teologico della mia solita follia o fissazione chiamata teoria dell’evoluzione acasuale (t.e.a.)[2]: l’idea che l’eternità-immobile – attribuita a Dio tanto da Platone quanto dalla tradizione cristiana – possa essere assunta come punto di partenza per una deduzione sistematica delle relazioni intra-temporali e delle loro implicazioni e conseguenze modellanti ogni cosa, dalla metafisica alla fisica, o se preferite, dal Creatore al Creato. Attraverso l’analisi di molteplici assonanze teologiche come ad esempio «l’Uno era, è e sarà»[3] di Platone e l’evangelico «Colui che era, che è e che viene!»[4], riduco razionalmente a sistema sia il vertice teoretico di Platone (compresi gli elementi afferenti alle dottrine-non-scritte) sia le relazioni-intra-trinitarie della Teologia Cristiana che, infatti, (come ho riassunto anche qui)[5] risultano tutte strutturalmente assonanti con le eterne, immutabili e universali relazioni intra-temporali.
A partire dal presupposto che la filosofia Platone è allineata alla teologia cristiana sull’idea di partecipazione di Dio tempo, il volume procede per passaggi successivi. In primo luogo, viene mostrato che l’informazione riguardo l’ordine cronologico risulta essere unica sia per la temporalità di cui Dio È immobilmente onnisciente, sia per l’eterna onniscienza divina.

Si deduce anche che il “tempo presente” È/è l’unico mediatore-connettore tra le due dimensioni, quindi l’iniziale maiuscola o minuscola della parola “P/presente” indica la possibilità di ogni istante di declinarsi rispettivamente nei seguenti due modi:
- se È nella “Realtà” superiore, in cui regna la simultaneità-dei-tre-tempi, È immobile [senza inizio(α), né fine(ω)] e si esprime in modo infinitamente “Grande”, come eterno-Presente;
- se è nella “realtà” inferiore, in cui regna la temporalità, è fugace [con l’inizio(α) e la fine(ω) coincidenti all’unisono] e si esprime in modo infinitesimalmente “Piccolo”, come fugace-presente.
Partecipando a entrambe le dimensioni la consapevolezza divina fruisce la triade passato-presente-futuro come una cronologia immobilmente Presente e, pertanto, può venire da noi distinta anche come “memoria-intelletto-vaticinazione”. La Sua eternità-immobile può venire con più esattezza chiamata “simultaneità-eterno-temporale” [6] o “eterna-ed-immobile-simultaneità-dei-tre-tempi”. Inoltre, analizzando le relazioni-tra-passato-presente-futuro si può dedurre che non sono contingenti o empiriche, ma ciò che rende possibile qualunque cronologia. Tali relazioni devono essere quindi pensate sia come eterne, immutabili e universali, sia come la base strutturale da cui Dio creò il tempo traendola dalla propria simultaneità-eterno-temporale. Nello specifico la formulazione del Timeo (37D–38C) viene da me assunta come nucleo teorico in cui i tre tempi si caratterizzano e coesistono simultaneamente proprio grazie alle reciproche relazioni.
Sostengo anche che tali relazioni, in quanto eterne e immutabili, definiscono non solo la temporalità empirica ma innanzitutto la loro stessa matrice, ovvero l’eternità immobile di Dio che (secondo Platone e i cristiani) È la forma della Sua stessa esistenza. Con uno status così essenziale e cogente, le eterne e immutabili relazioni intra-temporali non contraddistinguono solo la simultaneità-dei-tre-tempi di Dio ma Dio stesso; ci si dovrebbe, infatti, aspettare una perfetta coincidenza puntuale con le relazioni intra-trinitarie e questa è esattamente la coincidenza da me indicata già nel 1996 in un saggio che l’Osservatore Romano recensì il 25 novembre del 2012. A partire da allora il passaggio decisivo della mia argomentazione consiste nel mostrare, una per una, tali coincidenze strutturali e puntuali, anche nella teologia di Platone, oltre che in quella cristiana.
Con la mia proposta filosofica, infatti, affermo che le relazioni intra-trinitarie (di cui l’alta teologia trinitaria si serve per definire il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo)[7] risultano puntualmente assonanti con le relazioni intra-temporali e questo è perfettamente logico se alla base c’è lo stesso concetto di immobile-simultaneità-dei-tre-tempi condiviso dalla teologia di Platone come da quella cristiana[8]. Questo approccio serve anche a contestualizzare San Clemente Alessandrino, allorché nel Protreptico ai Greci (VI) commentò in questo modo i riferimenti al “Primo”, al “Secondo” e al “Terzo” della Lettera II attribuita a Platone[9]: «Da dove derivi, o Platone, la verità a cui tu alludi oscuramente? Da dove derivi l’abbondante apporto degli argomenti, il quale vaticina il culto di Dio?». Simili riconoscimenti si ritrovano con identica enfasi nella I Apologia (60 7) di San Giustino e nella Supplica in favore dei cristiani (23, 7) di Sant’Atenagora di Atene.
Si tratta di tre Padri della Chiesa che conoscevano bene la filosofia di Platone. San Giustino ne fu edotto da un maestro privato; i santi Atenagora e Clemente si formarono invece nelle più importanti scuole platoniche, rispettivamente nell’Accademia di Atene e nella sua succursale di Alessandria d’Egitto. La sicurezza che i tre Santi mostrarono nel ritenere Platone al corrente del mistero trinitario è solo un’ulteriore conferma delle conclusioni a cui sono giunto analizzando gli scritti la cui attribuzione a Platone non è stata messa mai in dubbio[10]. Detto in sintesi concludo che Timeo (37D–38C) implica necessariamente che Dio è Uno e Trino[11], in altre parole riduco razionalmente a sistema sia il vertice teoretico di Platone (compresi gli elementi afferenti alle dottrine-non-scritte) sia le relazioni-intra-trinitarie della Teologia Cristiana che, infatti, risultano tutte strutturalmente in accordo con l’interazione tra i Principi primi e supremi platonici: l’unificante Uno e la divisiva Diade.
Dalla loro analisi si deducono tre Archetipi dei quali tendenzialmente il “Primo” è associabile al Principio dell’“Uno”, ai concetti quali “Passato”, “Causa assoluta”, “Memoria” e all’azione attiva del “Generare”; il “Secondo” alla “Diade indefinita”, ai concetti di “Presente”, “Alpha-Omega”, “Grande-Piccolo”, “Logos”, “Causa-del-cosmo”, “Mediazione”, “Manifestazione in sé del Generatore” e all’azione passiva di “essere Generato”; il “Terzo” alla sinergia tra i due Princìpi supremi, ai concetti quali “Futuro”, “Infallibilità-Difensiva”, “Volontà”, “Amore” e alle azioni del “profetare” e “santificare”.[12]. In questa prospettiva, la triadicità del tempo non è soltanto analoga alla Trinità cristiana, ma ne esprime la stessa struttura relazionale a livello ontologico. È anche la chiave più semplice per comprendere, in termini razionali, la coesistenza di distinzione e unità propria del vertice filosofico di Platone e della dottrina trinitaria cristiana.
[1] Vedere Platone, Timeo 37D–38C e, tra i Padri della Chiesa, ad esempio Sant’Agostino, Confessioni II, 36–41; XI, 13, 15; De Trinitate, VI, 10; IV, 21; VIII, 1.
[2] Le prime pubblicazioni al riguardo precedono il supporto dei fisici alla teoria quantistica retrocausale e si trovano in: Daniele Piccioni, Un angelo D’oro, Città Nuova Editrice, Roma 1996; Recensione de Un Angelo D’Oro a firma del Vescovo Manuel Nin, Esarca Apostolico di Grottaferrata sull’Osservatore Romano del 25 novembre 2012; Daniele Piccioni e Patrizia Riganti, Agathos, Volume 9, Issue 1 (16): 7-33, Time, Atemporality and the Trinitarian Nature of God in Plato’s Philosophical Heritage, www.agathos-international-review.com CC BY NC 2018; http://irep.ntu.ac.uk/id/eprint/33466/; Due romanzi filosofici di Daniele Piccioni pubblicati da Ensemble (Roma) nel 2019 e 2023, rispettivamente Il Filosofo gigolò e Di dominio pubico. Due articoli pubblicati su Arena Philosophika, “Fede e ragione, inconciliabili opposti?” e “Perché l’istante è”, rispettivamente luglio e agosto 2023. L’uscita del prossimo volume è prevista per la fine di questo aprile 2026.
[3] Platone, Parmenide, 155D. Il passo completo è: [SOCRATE]: «Tuttavia, poiché l’Uno partecipa del tempo e del divenire più vecchio e più giovane, non è necessario che partecipi anche del prima, del poi, dell’adesso, se partecipa del tempo?». [PARMENIDE]: «Necessario». [SOCRATE]: «Allora, l’Uno era, è e sarà, diveniva, diviene, e diverrà».
[4] Apocalisse di Giovanni, 1, 8.
[5] Cfr., “FEDE E RAGIONE, INCONCILIBILI OPPOSTI?” – Parte II.
[6] Definizione è dei filosofi Stump e Kretzmann.
[7] Come afferma il Concilio Lateranense IV (1215 d.C., capitolo 2, De errore abbatis Ioachim, DS 804), le tre persone divine sono distinte tra loro per le loro relazioni originarie: «È il Padre che ha generato, il Figlio che è generato e lo Spirito Santo che procede». Vedi anche: Concilio di Toledo XI (675 d.C.), Symbolum, DS 528 e Concilio di Firenze, Decretum pro Iacobitis (1442 d.C.), DS 1330.
[8] Vedi nota 1 del presente articolo.
[9] Non tutte le ricerche storiche e filologiche convergono con la totalità delle conclusioni a cui è giunto Merlan sia nell’attribuire la Lettera II con sicurezza a Platone (come fecero invece gli antichi) sia nelle implicazioni che tale attribuzione comporta per una più profonda comprensione del pensiero platonico. Come evidenziato da Giovanni Reale il consenso, tuttavia, è tra gli esperti moderni pressoché unanime nel considerare la Lettera II come integralmente ispirata dal pensiero di Platone e affidabile nei suoi riferimenti storici: in questo senso, quindi, tale scritto può ritenersi senza dubbio platonico. Merlan, P. KleinephilosophischeSchriften, Hildesheim/New York 1976, pp. 42-50.
[10] Si rinvia a “Platone vaticinò il Cristo?” per una breve sintesi sulle notevoli e numerose anticipazioni del Cristianesimo nella filosofia di Platone.
[11] Tale interpretazione dell’Uno-Trino è riportata in estrema sintesi qui su ArenaPhilosophika nella seconda parte di “Fede e Ragione, inconciliabili opposti?”.
[12] Tale interpretazione dell’Uno-Trino è riportata in estrema sintesi qui su ArenaPhilosophika nella seconda parte di “Fede e Ragione, inconciliabili opposti?”.
[13] «I processi del sistema inconscio sono atemporali, e cioè non sono ordinati temporalmente […]», Freud, Opere, VIII, 1915); «Abbiamo scoperto con l’esperienza che i processi mentali inconsci sono di per sé “senza tempo”. Cioè, tanto per cominciare, non sono disposti cronologicamente, il tempo non altera nulla in essi, né l’idea di tempo può essere applicata ad essi», Freud. 1920. Al di là del principio di piacere. The International Psycho-Analytical Library, a cura di Ernst Jones, n. 4, p.21; Vedi anche Freud. 1976. Opere. Vol. 8: 1915-1917. Torino: Boringhieri, p.71; Kelly Noel-Smith. 2016. Freud sul tempo e l’atemporalità. Londra: Palgrave Macmillan, pp. 133-135.
[prosegue]
@ILLUS. by DANIELE PICCIONI, GIFFED by ARENA PHILOSOPHIKA, 2023






La lettura di questo articolo non può che riempirmi di speranza e ottimismo per il nostro destino oltre la vita terrena. Spinge a vivere al meglio ogni istante considerandolo eterno. Se così fosse avrebbe un senso affannarsi come siamo abituati nostro malgrado nella vita quotidiana perché l’idea che la bellezza sia eterna consola e sprona a raggiungerla anche in vita.
L eternità sta nelle relazioni sane e belle.