LA RELAZIONE TRA VALORI E RICERCA SCIENTIFICA
Estratto di M.C. Amoretti, Una scienza libera? Il ruolo dei valori nella ricerca scientifica, Rosenberg & Sellier, 2025.
La relazione tra scienza e valori è stretta, complessa e variegata, riflettendo un intreccio che attraversa l’intera storia del sapere umano. I valori — specialmente quelli che avremo modo di definire “non epistemici”, vale a dire i valori etici, sociali, culturali, economici o politici — influenzano inevitabilmente la scienza, a partire dalle scelte iniziali su cosa studiare, passando per la valutazione delle ipotesi, fino ad arrivare alla comunicazione dei risultati scientifici. Questo legame, tuttavia, non è privo di rischi: l’influenza dei valori non epistemici può infatti portare a significative deviazioni rispetto agli standard di oggettività, razionalità e affidabilità che la scienza dovrebbe invece rispettare.
Nei primi mesi del 2025, mentre rivedevo la prima versione di questo volume, Donald Trump inaugurava il suo secondo mandato alla presidenza degli Stati Uniti. In quel periodo, una serie di azioni presidenziali da lui adottate ha suscitato sgomento, indignazione, confusione e timore all’interno della comunità scientifica, specialmente quella biomedica, come testimoniato dalle reazioni apparse su riviste mediche di riferimento quali The Lancet e The British Medical Journal. Senza alcuna pretesa di esaustività, tra le misure più controverse spiccano la sospensione di molte attività del National Institutes of Health (NIH) e dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), il ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’abolizione dei programmi volti a promuovere diversità, equità e inclusione (DEI) nelle istituzioni scientifiche e accademiche.
È interessante notare come simili decisioni siano state spesso pubblicizzate nei termini di azioni finalizzate a “liberare” la scienza dai valori “iper-moralisti” della cultura Woke, che la avrebbero indebolita e corrotta, allo scopo di renderla nuovamente oggettiva, razionale e affidabile. In tutti questi casi, tuttavia, appare chiaro che le azioni in questione, ben lungi dall’aver liberato la scienza da inopportune intrusioni valoriali, abbiano al più sostituito certi valori con altri, legati per esempio all’ideologia Make America Great Again (MAGA). Esemplari in tal senso sono il ripristino “per legge” di una concezione rigidamente binaria del sesso biologico, la negazione della diversità e della pluralità di genere nonché la promozione di nuove ricerche volte surrettiziamente a riesumare il presunto legame tra vaccini e autismo. Ignorando decenni di ricerca in biomedicina e scienze sociali, tali azioni suggeriscono nondimeno un pericoloso orientamento verso una gestione ideologica della conoscenza, in cui le evidenze vengono filtrate o distorte in base a particolari agende politiche, anziché valutate secondo criteri scientifici rigorosi.
Più in generale, è difficile negare che i valori economici e politici distorcano talvolta la ricerca scientifica, come nel caso degli studi progettati per negare l’esistenza del cambiamento climatico o per minimizzare l’impatto dell’inquinamento ambientale causato da specifiche sostanze chimiche. In questi contesti, il ruolo di simili valori diventa problematico, poiché l’obiettivo principale della ricerca non è più il progresso della conoscenza, bensì il sostegno di interessi privati o settoriali. Analogamente, i valori religiosi possono entrare in conflitto con il consenso scientifico, come accade nel caso delle tesi creazioniste o terrapiattiste, che rigettano la teoria dell’evoluzione senza avere a proprio supporto un’opportuna base empirica. Valori sociali o culturali, invece, possono alimentare la diffidenza verso pratiche scientifiche affidabili, come nel caso dei movimenti di esitazione vaccinale, che mettono in discussione la sicurezza e l’efficacia dei vaccini, nonostante l’evidenza empirica a loro sostegno sia ormai ben consolidata.
Per affrontare queste e altre questioni connesse alla presenza dei valori non epistemici all’interno della scienza, una soluzione apparentemente semplice — e largamente condivisa in diverse fasi della storia della scienza e della filosofia della scienza — consiste nell’aderire al cosiddetto ideale della value-free science. Secondo tale ideale, la scienza dovrebbe rimanere del tutto immune da qualsiasi influenza valoriale, concentrandosi esclusivamente sulla ricerca della verità o dell’adeguatezza empirica, attraverso la raccolta e l’analisi delle evidenze empiriche, unite all’uso della logica e del ragionamento rigoroso. Sebbene questa soluzione possa apparire, almeno per certi versi, intuitiva, attraente e rassicurante, essa presenta tuttavia alcuni limiti significativi.
Da un lato, l’ideale della value-free science risulta in molti casi inadeguato, sia sul piano descrittivo, sia su quello normativo. […] Dall’altro lato, la filosofia della scienza contemporanea tende a convergere nel ritenere che l’ideale della value-free science, se perseguito rigidamente, rischi di favorire intrusioni surrettizie e occulte di valori. […] È quindi fondamentale adottare un’immagine più realistica della scienza, che riconosca apertamente il ruolo inevitabile e auspicabile dei valori non epistemici nel processo scientifico, senza tentare inutilmente di eliminarli o, peggio ancora, di nasconderli agli occhi di esperti e non esperti.
Se, dunque, i valori non epistemici non possono né devono essere esclusi dalla scienza, sorge la necessità di distinguere tra influenze valoriali legittime e illegittime in tutte le diverse fasi della ricerca scientifica. Si tratta di una questione cruciale, che è al centro del dibattito filosofico contemporaneo e che può essere efficacemente etichettata come “il nuovo problema della demarcazione”. Capire dove e come le influenze valoriali si intersecano con l’evidenza empirica è infatti essenziale per rafforzare la credibilità e l’integrità della scienza. La conoscenza scientifica, inoltre, è più facile da raggiungere quando i valori sono esplicitati e sottoposti a un confronto critico, piuttosto che quando vengono nascosti o semplicemente negati. Solo attraverso una gestione trasparente dei valori, infatti, la scienza può continuare a svolgere il suo ruolo fondamentale nella società: produrre conoscenza oggettiva e affidabile, informare le decisioni politiche e contribuire al progresso umano.
Il presente volume riconosce apertamente che i valori non epistemici giocano un ruolo ineliminabile e, spesso, desiderabile nella scienza, sottolineando al contempo che l’influenza di tali valori, per essere considerata legittima, deve però rispettare alcune condizioni fondamentali: i valori non epistemici non devono compromettere alcuni vincoli epistemici fondamentali, devono essere esplicitati chiaramente e sottoposti a una discussione critica e pubblica, anche alla luce delle eventuali evidenze empiriche a loro favore, nonché degli interessi e degli scopi delle varie parti interessate. […]
Ripartendo dalle riflessioni precedenti, possiamo affermare che un criterio di demarcazione efficace per distinguere tra intrusioni valoriali legittime e illegittime possa eventualmente essere formulato anche senza l’esplicitazione di una o più condizioni necessarie e sufficienti, in grado di identificare, in modo universale e stabile, tutte e sole le influenze valoriali legittime rispetto a quelle illegittime. A sostegno di questa prospettiva, i più recenti tentativi di affrontare il vecchio problema della demarcazione, ossia quello di distinguere la scienza dalla pseudoscienza, hanno mostrato che, anche in assenza di criteri necessari e sufficienti a circoscrivere tutte e sole le scienze rispetto alle pseudoscienze, è comunque possibile non rinunciare a tracciare tale distinzione. In effetti, la si può riformulare adottando approcci più flessibili, capaci di tenere conto della complessità e dell’eterogeneità delle pratiche scientifiche reali. […]
Un discorso simile, dunque, si potrebbe fare non solo per caratterizzare le scienze rispetto alle pseudoscienze, ma anche le intrusioni valoriali legittime rispetto a quelle illegittime. Alla luce di questi sviluppi, cercheremo allora di specificare le caratteristiche fondamentali di un framework generale di demarcazione che possa essere utile per giudicare in modo flessibile ma efficace i singoli casi di intrusione valoriale. Infatti, se, come evidenziato in più occasioni, i modi in cui i valori non epistemici possono influenzare la scienza sono molteplici e complessi, risulta allora improbabile che essi possano essere pienamente compresi e regolati attraverso una o più condizioni individualmente necessarie e congiuntamente sufficienti.
UNA SCIENZA LIBERA?




