MONOLOGO UMANISTA
Monologo umanista – breve monologo dell’umanista
Si accendono le luci; l’Umanista è sul proscenio tutto intento a leggere un giornale. Lo sfoglia con calma, prendendosi tutto il tempo necessario alla lettura di ogni singolo articolo. Terminata l’operazione, lo riassetta, lo piega seguendo meticolasamente la piegatura già impressa sulle pagine e lo ripone nell’apposito portariviste, a fianco del divano. Si alza e si rivolge, a braccia conserte dalla finestra, al pubblico.
L’Umanista: (Sospiro) Sono brutti tempi, questi. Guardiamoci un attimo in faccia, almeno per un attimo, non chiedo di più. E non mi sembra nemmeno di chiedere troppo. Purtroppo è così: i tempi che stiamo vivendo sono tempi bui. Possiamo guardarci in faccia? No? Vedete – sempre se potete -? L’ho detto che son tempi difficili! Leggiamo molto. Oh sì, ci capita di leggere moltissimo in questi periodi. Ma cosa poi? Si dirà: “Noi si legge l’uomo. Noi si legge le tracce del tracciato di una storia umana, per essenza umana. Noi si legge l’impronta che importa un pizzico di futuro nel presente costretto a divenire passato. Noi si legge l’uomo: la traccia del futuro nel passato”. – Belle parole, davvero, non lo dubito. Ma tanto belle quanto vuote, in questi brutti tempi. La storia è umana oppure è l’umano a essere storia? Perché se vale la prima opzione, allora di umano l’uomo ha solo l’esser-stato-umano, l’aver improntato una storiella che ora leggiamo: un tempo, si era uomini. E se valesse la seconda? Se valesse la seconda saremmo la cifra stessa di ciò che verrà scritto su di noi: saremmo la storiella: un tempo si sarà stati uomini.
Breve pausa, giusto il tempo di accendersi una sigaretta.
(Esalando il fumo della sigaretta) Capito dove andremo a finire? In una storia, in un racconto, in una narrazione. Speriamo almeno per bambini. O per grandi dotti. Meglio ancora, che ci leggano, noi uomini-storia, bambini e dotti: almeno loro serbano ancora il senso del mistero umanista.
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@ILLUS. by, FRANCENSTEIN, 2021






