MOSTRO E MOSTRI
Mostro esige sacro rispetto. È Realtà, comprensione di sé stessa, incomprensibile per chi, all’interno di quella, su quella s’affaccia. Per i gonzi, i caduti tale è la Realtà, Mostro. In questo discorso tuttavia si vuole parlare non del Mostro ma di mostri, essenti che abitano la realtà in quanto forme necessitate di quella. I mostri vivono immortali in una dimensione di senso, che possiamo chiamare Shibalba, inaccessibile ai caduti. Per quelli Shibalba è oscurità prospettica, indeterminazione πρός τι. Tuttavia accade che essi vengano inviati ad apparirgli per volontà scolpita di Sofia. I mostri sono angeli con nulla da dire agli uomini. Il loro ruolo è di predare i gonzi, perché soffrano della loro condanna o perché, accettandola, diventino schiavi di Sofia. Proprio dei mostri è apparire inattesi e, pertanto, nel farlo, devono irrompere nelle anime di chi li riceve come miracoli; ossia incongruenti con l’orizzonte del senso che li precede e che poi li ospita. Dunque, può dirsi che i mostri emergano da un piano di significato alieno da quello in cui si manifestano agli umani. Essi non abitano il presente delle anime in cui fanno breccia, ma un altro presente, prospetticamente oscuro e abissale visto dai caduti, che rimane assente per quelli fintano che non si rivela. La presenza di un mostro è insopportabile, divora la mente in cui si manifesta. La sua attualità è invadente e oscura l’esistenza sostituendosi a quella, perché esso è concentrazione che né io né IO può sostenere. I mostri sono emissari della Realtà che, nelle loro forme, mostra presenze ultra-immanenti.
Dare nome ai mostri è difficile, ma poiché è difficile riconoscere il mostro che si incontra e averne memoria in seguito, ma i mostri non sono nomi. Ogni mostro ha molti nomi, ma nessuno è il suo e l’apparizione di un mostro è l’apparizione di quel mostro, che si presenta come sé stesso, scolpita immanenza universale, fenomeno en-ergoumenico, non token di un type nominale.
Il Mostro scaglia i mostri nelle anime degli uomini per Suo eterno diletto.


