PUNTO
Un giorno un punto, di nome Fortuna,
chissà perché si svegliò con la luna
e per il fatto d’esser circolare
perse il controllo e prese a rotolare.
«Basta star fermo – disse – ora m’impunto;
se io mi fisso è certo che la spunto».
E rotolando giù, fra le parole,
a tutte diede, con la sua gran mole
di punto fermo, fermo e ben pasciuto,
la sicurezza del senso compiuto.
Il che però creò un certo dissenso,
fra le parole che non hanno senso:
«Che senso ha, un non-senso compiuto?
Siamo spacciate – dissero – aiuto!»
E quel dissenso, quindi, con ragione,
si trasformò in nera disperazione.
“Questo non-senso non ha senso. Punto.”
Si può vedere come in questo assunto
non v’è speranza, il discorso è chiuso
e nel non-senso rimane rinchiuso.
Quando succede, basta aspettare:
di punto in bianco una fase lunare
che a tutta prima può sembrar calante
molte parole – sono proprio tante –
non si ricordano che, per fortuna,
proprio in un punto può cambiar di luna.
Un giorno un punto, di nome Fortuna,
chissà perché, si svegliò con la luna
e a una parola – che è appunto ‘calante’ –
una parola triste, come tante,
cambiò il destino quando, nel suo corso,
andò a capo e riaprì il discorso.

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