COLD WAR, AMIAMOCI ALTROVE
Il regista polacco ci regala una storia d’amore immensa, che nessuna Cortina di ferro riesce ad arginare in un emozionante bianco e nero. Già Vincitore come miglior regia a Cannes 2018, il film di Pawel Pawlikowski è stato candidato a 3 premi Oscar 2019, compreso Miglior film straniero. Commoventi e perfetti i due protagonisti Thomas Kot e Joanna Kulig (già protagonista del primo film di Pawlikowski, Ida).
Cold War ci parla della difficoltà di amarsi quando amarsi è l’unica alternativa possibile per sopravvivere, dell’irrequietezza di certe anime che, sebbene nel posto giusto, inseguono sempre un altrove nella speranza che sia migliore.
Victor, talentuoso Pianista e direttore d’orchestra, viene incaricato insieme ad una collega di formare una compagnia di artisti con il preciso compito di preservare e diffondere il patrimonio culturale di canti e balli Popolari dell’unione sovietica nel primo Dopoguerra , I Muzerek. Durante l’audizione incontra gli occhi irrequieti della giovane Susanna detta Zula, promettente cantante in fuga dal proprio passato oscuro e doloroso. Sin da Subito esplode a ritmo di musica folk e antiche danze popolari la passione tra i due personaggi, ai quali gli straordinari attori danno un sangue ed un respiro perfetti. Giunti a Berlino Est per l’ennesima esibizione del gruppo, la promessa di attraversare insieme il confine per dirigersi in occidente alla fine del concerto viene disillusa all’ultimo istante dagli scrupoli di Zula, che abbandona Viktor alla sua nuova vita. Inizia quindi da qui il girotondo di incontri e abbandoni che porteranno i due ad incontrarsi ed inseguirsi ancora e per sempre, sospinti dall’antica passione, da una parte e dall’altra dell’Europa e dunque del mondo con le sue divisioni, in un perenne altrove che nemmeno l’ingombrante presenza della Cortina di ferro o la minaccia di esilii e galere riuscirà a fermare.
Ed è la musica con i suoi mutamenti, dalle atmosfere popolari sovietiche fino al jazz della rive gauche parigina dove Viktor suona per vivere (incarnando il perfetto bohemienne da mansarda polverosa) a fare da eco lontana a ciò che sin da subito appare inevitabile agli occhi dello spettatore, ovvero che comunque debba andare, Viktor e Zula non smetteranno di amarsi mai. E con questa promessa d’amore dolorosa ma eterna che si srotola il film e con esso lo sviluppo dei personaggi, attraverso quasi 15 anni di storia narrata con un sapiente montaggio e l’uso di dissolvenze al nero.
E quando finalmente disarmati ed esausti dalle fughe e dalle incomprensioni si ritrovano per l’ultima volta i nostri protagonisti, ecco che ancora rinnovano la loro promessa d’amore iniziale, dopo un matrimonio improvvisato nel fango di una chiesetta abbandonata di campagna, dopo aver ingerito alcune pillole, dopo un casto bacio.
Ed un asciutto dialogo in cui zula invita Viktor a spostarsi, ancora, di visuale, ché dal posto in cui siedono e attendono l’esito della loro ultima eucaristia non si riesce ad ammirare abbastanza il paesaggio intorno: “andiamo dall’altra parte, la vista è migliore da lì“.
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@ILLUS, by, JOHNNY PARADISE SWAGGER, 2020




